mercoledì 26 gennaio 2011

27 gennaio 2011 - Giorno della Memoria


La frase dello scrittore Primo Levi "meditate che questo è stato" e l'immagine del polso di un detenuto in un lager con tatuato il numero identificativo di prigionia sono stati scelti dal Partito Democratico per ricordare l'Olocausto.

Il 27 gennaio è il giorno della Memoria, memoria dell’Olocausto, memoria delle atrocità compiute dall’uomo sull’uomo, memoria del male assoluto.

Un male che ha mietuto milioni di vite:
Ebrei 5 - 9 milioni.
Polacchi non ebrei 1,8 - 2 milioni
Rom e Sinti 220 - 500 mila
Disabili e Pentecostali 200 - 250 mila
Testimoni di Geova 2 - 5 mila
Dissidenti politici 1,5 - 2 milioni
Slavi 1 - 2,5 milioni
Prigionieri di guerra Sovietici 2 - 3 milioni.
TOTALE 12,25 - 17,75 MILIONI di esseri umani.

Nonostante questo male sia stato sconfitto il 27 gennaio del 1945 svelato dalle atrocità di Auschwitz, mai è stato debellato, il male che porta il nome di “Antisemitismo”.

La Giornata della Memoria deve essere qualcosa di molto attuale e non un rituale, un’azione attiva e non la celebrazione di una storia immobile e lontana nel tempo.

Bisogna impedire la negazione della storia e ostacolare l’ingiustificabile capovolgimento della realtà, il pericolo esiste, e non va sottovalutato, una tragedia come quella delle camere a gas, dello sterminio di ebrei, zingari, omossessuali, non può essere negata, eppure, ancora oggi, c'è chi continua ad impedire che la memoria porti con sé i semi della verità.

In una società addormentata e distratta da falsi problemi e con una crisi economica dalle conseguenze gravissime dobbiamo impegnarci per isolare ogni tentativo di intolleranza e discriminazione, la memoria deve essere il vaccino al virus dell’antisemitismo, il vaccino contro l’indifferenza, contro il rischio che esploda e che infetti il corpo fragile della società e con esso il rischio di diffondersi in altre forme di crimini contro l’umanità.

Quindi, il ricordare diventa un dovere etico il cui significato deve essere tramandato di generazione in generazione a testimonianza di un evento tragico che dovrà per sempre rimanere quale monito nella memoria delle generazioni future, perché ciò che è stato interroghi ancora oggi le nostre coscienze per non dimenticare che odio e pregiudizio sono le cause che l’hanno determinato, dal momento che l'intolleranza, il pregiudizio, la violenza razziale, religiosa ed omofoba non sono state estirpate, ma sopravvivono anche nel presente.

Lo stesso Primo Levi ribadiva come resta sempre costante il rischio che quella catastrofe si riproponga: “E’ avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire“ (dal libro “i sommersi e i salvati”).

Per chi è chiamato ad  assolvere responsabilità nella politica come nella società, deve sentire su di sé l’impegno morale di non alimentare mai questi sentimenti, deve sentire l’urgenza morale di unire e non di dividere e di aiutare la comprensione reciproca.


Il contributo del Partito Democratico:


Il contributo di Graziano Esposito: 
La violenza inutile.
Istituita con una legge dello Stato soltanto undici anni fa, il Giorno della Memoria, a detta anche di autorevoli commentatori, rischia un pericoloso scivolamento nella retorica o nella ritualità dei ricordi facendo venir meno lo scopo iniziale della Giornata, ossia ricordare per creare una coscienza umana come antidoto per ogni violenza, persecuzione e discriminazione.
Sicuramente Levi è, tra i superstiti di Auschwitz, quello che ha più impegnato la propria esistenza a far conoscere tutto il male della Shoah.
Nel cap. V della sua ultima opera “I sommersi e i salvati”, Levi traccia uno spaccato delle violenze che erano perpetrate nei lager. Violenza inutile. Perché esiste una violenza utile? Purtroppo sì.
La morte, anche non provocata, anche la più clemente, è una violenza, ma è tristemente utile, né è inutile, in generale, l’assassinio.
Messi da parte i casi di follia omicida, chi uccide sa perché lo fa: per denaro, per sopprimere un nemico vero o presunto, per vendicare un’offesa. Le guerre sono detestabili, sono un pessimo modo per risolvere le controversie tra nazioni o tra fazioni, ma non si possono definire inutili.
Ora io credo che i dodici anni hitleriani abbiano condiviso la loro violenza con molti altri spazi-tempi storici, ma che siano stati caratterizzati da una diffusa violenza inutile, fine a se stessa, volta unicamente alla creazione di dolore.
All’inizio della sequenza del ricordo sta il treno che ha segnato la partenza verso l’ignoto: non solo per ragioni cronologiche, ma anche per la crudeltà gratuita con cui erano impiegati a uno scopo inconsueto quegli (altrimenti innocui) convogli di comuni carri merci.
Ora, cinquanta persone in un vagone merci stanno molto a disagio, possono sdraiarsi tutte simultaneamente per riposare, ma solo corpo a corpo. Se sono cento o più, anche un viaggio di poche ore è un inferno, si deve stare in piedi o accovacciati a turno.
La nudità del vagone era totale. Le autorità tedesche non provvedevano letteralmente a nulla: né viveri, né acqua, né stuoie o paglia sul pavimento di legno, né recipienti per i bisogni corporali, e neppure si curavano di avvertire le autorità locali dei campi di raccolta, di provvedere in qualche modo. Un avviso non sarebbe costato nulla: ma appunto, questa sistematica negligenza si risolveva in un’inutile crudeltà, in una deliberata creazione di dolore che era fine a se stessa.
Da Westerbork, in Olanda, partirono novantatré treni con un migliaio di deportati per ogni treno. I superstiti furono circa cinquecento.
Qualche volta il convoglio veniva fermato in qualche stazione e venivano aperte le porte dei vagoni.
Ai prigionieri era concesso di scendere per i bisogni impellenti, ma di rimanere nei pressi dei binari.
Le SS della scorta non nascondevano il loro divertimento nel vedere uomini e donne accovacciarsi dove potevano, e i passeggeri tedeschi esprimevano apertamente il loro disgusto: gente come questa meritava il suo destino, basta vedere come si comportano, non sono essere umani ma bestie, porci; è evidente come la luce del sole.
Ma come affermava Levi, tutto ciò era solo il prologo. Nella vita che doveva seguire, nel ritmo quotidiano del lager, l’offesa al pudore rappresentava, almeno all’inizio, una parte importante della sofferenza globale.
Non era facile né indolore abituarsi all’enorme latrina collettiva, ai tempi stretti e obbligati, alla presenza davanti a te dell’aspirante alla successione.
Tuttavia, entro poche settimane il disagio si attenuava fino a sparire; sopravveniva (non per tutti!) l’assuefazione, il che è un modo caritatevole di affermare che la trasformazione da essere umani in animali era sulla buona strada.
Probabilmente questa trasformazione da esseri umani in animali non è stata mai progettata né formulata chiaramente. Era una conseguenza logica del sistema. Un regime disumano diffonde ed estende la sua disumanità in tutte le direzioni, anche e specialmente verso il basso.
Le donne di Birkenau raccontano che, una volta conquistata una gamella (una grossa scodella di lamiera smaltata), se ne dovevano servire per tre usi distinti: per riscuotere la zuppa quotidiana, per evacuarvi di notte, e per lavarsi quando c’era l’acqua ai lavatoi.
Appena arrivati al campo, l’offesa al pudore continuava con la costrizione alla nudità. Nudità che non riguardava soltanto l’abbigliamento ma anche i capelli e tutti gli altri peli. Un uomo nudo e scalzo si sente i nervi e i tendini recisi: è una preda inerme. Gli abiti, anche quelli più immondi sono una difesa tenue ma indispensabile. Chi non li ha non percepisce più se stesso come un essere umano, bensì come un verme che sa di poter essere schiacciato da un momento all’altro.
Esiste un’invenzione che è nata proprio ad Auschwitz: il tatuaggio.
Di per sé l’operazione era poco dolorosa e durava soltanto qualche minuto, ma era traumatica.
Il suo significato simbolico era chiaro a tutti: questo è un segno indelebile, di qui non uscirete più; questo è il marchio che s’imprime agli schiavi e al bestiame destinati al macello, e tali voi siete diventati. Non avete più un nome. Questo è il vostro nuovo nome.
Anche la violenza del tatuaggio era una violenza gratuita, fine a se stessa, pura offesa.
Non bastavano i tre numeri di tela cuciti ai pantaloni, alla giacca e al mantello invernale? No, non bastavano, occorreva un messaggio non verbale, affinché l’innocente sentisse sulla sua carne la sua condanna.
Primo Levi, a questo punto, si pone la domanda: se gli ebrei dovevano morire perché i nazisti non hanno ucciso le loro vittime dove li trovavano, cosa sicuramente più economica, anziché affannarsi a trascinarli con i loro treni per portarli a morire lontano, dopo un viaggio insensato?
Veramente si è indotti a pensare che la scelta imposta dall’alto fosse quella che comportava la massima afflizione, il massimo spreco di sofferenze fisiche e morali. Il nemico non soltanto doveva morire, ma morire nel tormento.
L’estrema umiliazione avveniva sulle spoglie umane dopo la morte. I trattamenti cui erano sottoposti nei lager volevano esprimere che non si trattava di resti umani, ma di materia bruta, indifferente, buona, nel migliore dei casi per qualche impiego commerciale.
Le ceneri umane provenienti dai forni crematori, tonnellate il giorno, erano facilmente riconoscibili come tali, poiché contenevano spesso denti o vertebre.
Ma nonostante ciò furono usati per vari scopi: per colmare terreni paludosi, come isolante termico nelle intercapedini di costruzioni di legno, come fertilizzante fosforico, in modo particolare furono impiegate al posto della ghiaia per rivestire i sentieri del villaggio delle SS situato accanto al campo.
Qui Levi chiosa, con macabra ironia, che non sa se per pura callosità, o se non invece, perché, per la sua stessa origine, quello era materiale da calpestare. A conclusione del suo drammatico capitolo sulla “violenza inutile”, Levi richiama alcune battute tratte dall’intervista che la scrittrice Gitta Sereny fece a Franz Stangl, ex comandante del lager di Treblinka (intervista tratta dal libro “In quelle tenebre”, Adelphi, Milano, 1975, p.135): “Visto che li avreste uccisi tutti… che senso avevano le umiliazioni, le crudeltà? ” chiese la scrittrice a Stangl detenuto nelle carceri di Dussendorf. Questa fu la risposta: ”Per condizionare quelli che dovevano eseguire materialmente le operazioni. Per rendere possibile fare ciò che facevano”. In altre parole, prima di morire, la vittima deve essere degradata, affinché l’uccisore senta meno il peso della sua colpa. E’ una spiegazione non priva di logica, ma che grida al cielo: è l’unica utilità della violenza inutile.
La difficoltà del testimone è accentuata dal fatto che loro sono costretti a raccontare episodi di una crudeltà così enorme e di così grandi proporzioni da sembrare delle esagerazioni inverosimili. Questa difficoltà era stata prevista in anticipo dagli stessi colpevoli.
Come riferisce Primo Levi, molti sopravvissuti ricordano che i militari delle SS si divertivano ad ammonire cinicamente i prigionieri: ”In qualunque modo questa guerra finisca, la guerra contro di voi l’abbiamo vinta noi; nessuno di voi rimarrà per portare testimonianza, ma se qualcuno scampasse, il mondo non gli crederà, forse ci saranno sospetti, discussioni, ricerche di storici, ma non ci saranno certezze, perché noi distruggeremo le prove insieme con voi.
E quando anche qualche prova dovesse rimanere, e qualcuno di voi sopravvivere, la gente dirà che i fatti che voi raccontate sono troppo mostruosi perché siano creduti: dirà che sono esagerazioni della propaganda alleata, e crederà a noi che negheremo tutto e non a voi. La storia dei lager, saremo noi a dettarla”.

giovedì 23 dicembre 2010

NATALE 2010


Il Bambino che nasce nella povertà di Betlem porta oggi un profondo segno di speranza per ogni uomo della terra.

Ma speranza non è rassegnazione, non è un sogno o illusione.

La Speranza non riguarda il futuro inteso come tempo lontano e ignoto.

Speranza è il momento presente.

 E’ fiducia nell'oggi che ci impegna per avere un domani migliore.

Speranza è lavorare insieme per l'avanzare della giustizia.

Speranza politica è capacità di migliorare insieme.

E’ intendere la politica come servizio.

Politica come opportunità perché al debole non siano negati i suoi diritti.

E’ la fiducia di poter vedere superata  la consueta politica dell’apparire con la faticosa politica del fare quotidiano.

Buon Natale e Buona Speranza

giovedì 9 dicembre 2010

La piazza dell'Italia che vuole cambiare


Sabato 11 dicembre tutti a Roma in piazza San Giovanni: sarà la festa della liberazione dal berlusconismo

Sulla grande manifestazione organizzata dal Partito democratico a Roma il prossimo sabato 11 dicembre, il Pd non lancia numeri a caso ma si attende una grande partecipazione e la piazza San Giovanni gremita di gente perché come ha dichiarato ai giornalisti Nico Stumpo, responsabile organizzazione del Partito: “Chi partecipa potrà dire il giorno dopo c'ero anch'io”.  
Ecco i dati della manifestazione: imponente è già la base di partenza, costituita dai 93mila militanti. Per questo sono previsti due cortei: uno partirà da piazzale dei Partigiani e uno da piazza della Repubblica, dalle ore 14.00, cortei che si riuniranno alle 15,30 a piazza san Giovanni dove è atteso il comizio finale del Segretario del Pd Pierluigi Bersani. Arriveranno da tutta Italia, 18 treni speciali e i 1500 pullman che giungeranno a Roma sabato mattina.
Da Piemonte e Basilicata sono state organizzate anche due bande musicali, che si uniranno ai due cortei, ai quali parteciperanno anche una rappresentanza del forum immigrazione del Pd, dei giovani democratici e del forum donne. Dal Piemonte, poi, arriveranno anche 20 pullman del Movimento dei moderati. A questi si aggiungeranno le adesioni non organizzate, provenienti da fuori città e dalla Capitale e mobilitazioni sono previste anche all'estero, da Sidney a Zurigo, quest'ultima collegata via satellite con Roma. Ai partecipanti saranno distribuiti come gadget ombrelli e scaldacollo con le insegne del Partito democratico.
Sarà una grande festa per gli italiani che vi parteciperanno, con momenti di musica ed altri di riflessione. Sul palco, che l'organizzazione del Pd sta già cominciando a montare in piazza San Giovanni, saliranno tanti famosi artisti italiani: Neffa, con la canzone 'Cambiera' che è già colonna sonora di molte iniziative Pd; Simone Cristicchi; il trombettista jazz Roy Paci; la cantautrice Nina Zilli e la Med Free Orkestra. Anche dei semplici cittadini rappresentativi di diverse generazioni, daranno il loro contributo alla manifestazione del Partito democratico, leggendo alcuni articoli della Costituzione della Repubblica italiana, che sarà quindi l'altra grande protagonista della manifestazione di San Giovanni.
Infine chiuderà la manifestazione il Segretario Pier Luigi Bersani, l’unico rappresentante del Pd ad intervenire alla kermesse del Partito. Il leader democratico chiederà uno sforzo comune per liberare il Paese da Berlusconi ma guarderà anche avanti, delineando l'Italia che sarà. Gli altri dirigenti democratici assisteranno all'evento in uno spazio ai piedi del palco. La manifestazione sarà seguita in diretta da Rai news 24, da Sky, dalla tv del Partito democratico: Youdem oltre che da una serie di altri social network.
"Per sabato si prevede una partecipazione molto alta, sarà una manifestazione di svolta, e prima di tutto una festa di liberazione dal berlusconismo”, ha dichiarato alla stampa Stefano Di Traglia, Responsabile comunicazione del Pd. Ai giornalisti che gli hanno chiesto: “Sarà una spallata?”, Di Traglia ha risposto: "Ci proviamo, la manifestazione è a due giorni dal voto della mozione di sfiducia al governo e tutti coloro che parteciperanno, vogliono che l'esecutivo cada, ma non vogliono solo la protesta, vogliono come noi che si apra una fase nuova nel Paese per poter finalmente immaginare una nuova Italia, per questo lo slogan della manifestazione è 'Con l'Italia che vuole cambiare'”.
Riguardo la partecipazione di altri leader dell’opposizione alla manifestazione contro le politiche del governo Berlusconi, dalla sede del Pd al Nazareno non si pongono obiezioni: "Chiunque voglia venire è il benvenuto", dichiarano gli esponenti del Pd alla stampa.

giovedì 18 novembre 2010

SCUOLA: PER IL SINDACO, UN PROBLEMA DI EMOTIVITA'


Di seguito l'articolo del quotidiano "Il Messaggero" del 18 novembre 2010:

"Non si è fatta attendere la replica del sindaco di Ripa Mauro Petrucci, dopo la denuncia del gruppo di genitori sulle condizioni della scuola. «Forse - dice - i genitori che sbandierano dati e leggi ai giornali si sono fatti prendere troppo dall’emotività o, peggio, da altro. L’edificio dove i loro e i nostri figli vanno a scuola ha circa quarant’anni, età media delle strutture a Ripa e secondo la verifica di vulnerabilità sismica che abbiamo affidato a tecnici competenti all’inizio dell’anno scolastico non presenta condizioni di pericolo. Gli unici interventi immediati che sono stati consigliati riguardano l’isolamento delle passerelle sul lato della strada e la riparazione di alcune tamponature, ma non ci sono problemi da un punto di vista strutturale. Il Rapporto Barbieri è un censimento qualitativo».
E dopo le rassicurazioni anche le scelte. «L’Amministrazione comunale di Ripa si sta muovendo per la realizzazione di un polo scolastico nuovo che non potrà sorgere come i genitori chiedono nel vecchio campo sportivo di San Rocco per questioni di viabilità: lì il traffico sarebbe troppo sostenuto e in concomitanza con gli orari di entrata e di uscita da scuola si creerebbero ingorghi. Vedrà invece la luce in uno dei terreni inutilizzati di proprietà dell’Asl, nella zona nuova del paese».
Mauro Petrucci assicura poi che non verrà utilizzata la struttura già esistente della Asl di cui parlavano i genitori definendola inagibile, ma che si procederà a una costruzione ex-novo in almeno uno dei tre ettari di terreno in viale Europa, garantendo anche uno standard di verde superiore ai bambini. «La proposta è stata inserita nel piano triennale - spiega il sindaco - stiamo trattando con la Asl, ma sui tempi di realizzazione non mi sbilancio, non c’è carattere d’urgenza, ripeto: la struttura che ospita attualmente la scuola è agibile».
«Per adesso procederemo a recuperare l’area e a individuare i finanziamenti, il costo dell’operazione non sarà sicuramente inferiore ai due milioni di euro. Obiettivo: realizzare un edificio con 16 aule per ospitare elementari e medie, per un totale di 500 persone, più laboratori di scienze, di lingua, la palestra»."


Prendendo atto della risposta del Signor Sindaco, teniamo a precisare che:
Vengono interpretati i problemi denunciati presenti nel’attuale struttura scolastica come mera emotività e nulla piu’.
Gli aspetti di non messa in sicurezza, vedasi (funzionalità scale antincendio, palestra priva di di servizi e spogliatoi interni, porte-finestre con inferriate, infissi finestre non a norma) sono considerati come pura elencazione di norme e leggi che, qualsiasi cosa si possa dire, sono sempre leggi dello stato.
I problemi invece di essere risolti vengono fatti passare per emotività.
Viene sminuito a ‘valutazione qualitativa’ uno studio serio quale quello del ‘Rapporto Barberi’.
La pericolosità per ragioni di possibile congestione di traffico nell’area di S.Rocco, proposta come possibile per la realizzazione di una struttura in legno, anziché in cemento, non è a nostro parere maggiore dello stato di congestione che si verifica oggi presso l’attuale edificio scolastico nell’ora di entrata-uscita degli alunni.
Considerati i tempi ad oggi di realizzazione del ‘nuovo polo scolastico’ non definiti si dice nulla sui costi ulteriori di un eventuale e necessaria demolizione della struttura Asl esistente nella’area interessata al polo scolastico.
Le attese dei genitori sono volte per soluzioni piu’ congrue dei problemi esistenti.

mercoledì 17 novembre 2010

SCUOLA VECCHIA E POCO SICURA, PROTESTA DEI GENITORI

E' l'articolo del quotidiano "Il Messaggero" del 17 novembre 2010, i genitori degli alunni della scuola in Via Roma di Ripa Teatina evidenziano le loro preoccupazioni per le problematiche legate alla stabilità statica e alle norme di sicurezza dell'edificio scolastico.

Circa un anno fà, in seguito all’allagamento della scuola in via Roma di Ripa Teatina, avevamo manifestato preoccupazione per le condizioni dell’immobile scolastico danneggiato. A tal proposito, abbiamo voluto vederci chiaro e consultando le delibere di Giunta Comunale, abbiamo scoperto che per i lavori di riqualificazione e adeguamento della scuola in via Roma di Ripa Teatina, sono stati impegnati oltre novecentomila euro riconsegnando una struttura scolasticamente inadeguata, inoltre, altre spese sono state affrontate per gli adeguamenti della segreteria scolastica al convento e la ristrutturazione della scuola materna.
In alternativa a tutti questi adeguamenti si sarebbero potuti investire i soldi spesi fin ora per costruire una struttura ex novo sicuramente più funzionale, sicura ed adeguata, considerando che è già presente da più di 10 anni un progetto per realizzarlo in terreno di proprietà del comune, oppure, come suggerito dagli stessi genitori, realizzare la costruzione di una nuova struttura in legno nel vecchio campo sportivo in zona San Rocco con una spesa che si aggirerebbe sui 800-900 mila euro, anzichè spendere ulteriori soldi per l'acquisizione e demolizione della vecchia struttura ASL in C.da Feudo.

Si sta perdendo troppo tempo e troppi soldi per una questione che ha bisogno di una soluzione immediata.

Riportiamo di seguito gli articoli pubblicati sul quotidiano "Il Messaggero" del 17/11/2010:

- Scuola Vecchia e poco sicura, protesta dei genitori -
Ogni giorno alla fine delle lezioni i genitori tirano un sospiro di sollievo alla scuola di Ripa Teatina. Si vedono e si toccano con mano i pericoli della struttura che ospita circa cinquecento persone tra personale e alunni di elementari e medie. Le problematiche legate alla stabilità statica e alla sicurezza sono state elencate da un gruppo di genitori preoccupati per le condizioni dell’edificio in via Roma che appartiene agli anni ‘70 e si sviluppa su cinque piani, tre dei quali sotto il livello stradale. «Una perizia dell’Amministrazione comunale, subito dopo il terremoto del 2009 - spiegano i genitori - ha evidenziato che la struttura, nonostante non avesse riportato lesioni significative, è in grado di sostenere eventi sismici solo di natura lieve; nel Rapporto Barbieri del 2000 inoltre era stata classificata a Rischio Medio- Alto nei confronti di eventuali sisma».
Gli aspetti che violano la normativa sulla sicurezza riguardano la scala antincendio esterna, che ha lo sbocco di fronte al muro della palestra, sotto il livello stradale, il che rende la via di fuga verso un eventuale punto di raccordo ardua per i bambini. «Quando è stata posta la scala - spiegano ancora - la palestra non c’era: è stata costruita circa 3 anni fa, con 40 mila euro, senza rispettare norme e vincoli di agibilità in quanto bagni e spogliatoi si trovano da un’altra parte; l’anno scorso è stata anche luogo di un incendio». L’elenco di ciò che non va è tristemente lungo: finestre fuori norma e pericolose, per intenderci un bambino se si sporge troppo potrebbe cadere; l’accesso a ogni piano manca di porte tagliafuoco; al piano terra, dove c’è la scuola secondaria, le porte finestre restano chiuse da cancelli in ferro inibendo la fuga in caso di emergenza; le inferriate esterne sono instabili. Due dei cinque piani di questo edificio adibito a scuola l’anno scorso hanno subìto un allagamento.
«Non è dato sapere - lamentano i genitori - se la struttura sia dotata di Certificazione igienico sanitaria della Asl». L’Amministrazione tende a rassicurare, ma si sta attrezzando per acquisire una vecchia struttura di proprietà dell’Asl di Chieti, verso contrada Feudo. «Un’idea scellerata - incalza un genitore - che non si tradurrebbe nella soluzione immediata di cui abbiamo bisogno». La struttura individuata costa circa 300 mila euro, ai quali andrebbero aggiunte ingenti spese per la demolizione della stessa e per la ricostruzione. La struttura è infatti inagibile: stiamo parlando di un edifico che ha visto la luce 70 anni fa, dove sono cresciuti gli alberi dentro.

- Vogliamo una nuova struttura -
E dopo la protesta anche una proposta. «Siccome vogliamo vedere in nostri figli studiare in un luogo sicuro e agibile, adesso e non tra vent’anni, chiediamo la costruzione una nuova struttura in legno, come è stato fatto nei comuni limitrofi di Giuliano Teatino o Casalincontrada».
Il sito individuato è l’area vicino al parcheggio San Rocco, dove un vecchio campo starebbe per trasformarsi in un parcheggio con case.
Concludono i genitori: «Noi proponiamo parcheggio sotterraneo e la costruzione di due edifici scolastici sopra. Con 800-900 mila euro e l’impegno di tutti in un anno possiamo farcela».

sabato 6 novembre 2010

Assemblea Nazionale dei circoli PD


Auditorium Conciliazione di Roma, 6 novembre 2010

"Faremo una manifestazione nazionale contro il governo. Se siete d'accordo la faremo l'11 dicembre a Roma", dice Bersani e l'Auditorium si scioglie in un applauso: "Bene, vedo che siete d'accordo. Abbiamo a cuore tre cose: democrazia, lavoro, solidarietà. Parleremo di questo a un Paese sbandato. Stiamo facendo una grande iniziativa capillare estesa in tutto il paese. Siamo l'unica forza che può farlo".

E tra gli applausi dei Segretari, Bersani ha concluso l’Assemblea nazionale dei circoli: “Che bel Partito che siamo, siamo una gran bella squadra -ha esordito il Segretario- ed ho l’idea che questo potrà generare un cambiamento. Grazie per la partecipazione numerosa, questi sono dati che ci fanno riflettere. Quando noi dirigenti parliamo con i compagni e amici vicini alla gente comune, ne ricaviamo un di più di forza e coraggio, mentre, man mano che ci allontaniamo, un avvitamento nostro, ci fa perdere di vista l’obiettivo. Tra la tivù, i giornali e la gente si è creata una frattura, c’è un muro comunicativo che dobbiamo superare. Il senso comune si sta distaccando dalla politica e c’è un problema di sfiducia e radicalizzazione non inferiore ai primi anni novanta, descritti con uno scollamento drammatico tra gente e politica”.

“Il mio ragionamento è questo –ha detto Bersani-, quello di questi tempi, non è un passaggio da un governo all’altro, ma un passaggio di cui si parlerà nei prossimi anni. Con questa premessa: cercare di uscire dal cerchio surreale di una politica distante, in quanto noi siamo l’unico vero Partito a radicamento nazionale di questo Paese. Noi facciamo 2000 Feste l'anno. A noi la Lega e Berlusconi ci fanno un baffo!  Voi –ha detto rivolgendosi ai dirigenti locali- siete stati stimolanti e interessanti e vi siete occupati del tema del Partito. Ma ancora, questo non è il Partito democratico che voglio io, lo Statuto non mi consegna ancora la forbice. Dobbiamo trovare il modo di diventare il Pd e noi lo faremo. Andiamo a vedere i dati: l’80 per cento dei Segretari provinciali è sotto i 40 anni, mi viene da dire andiamo avanti così, ma voi delle altre generazioni date una mano. Bisogna sostenere un rinnovamento che significa si il voto per quello più giovane ma anche dare una mano. Ed io farò così. Avanti la nuova generazione ma con un po’ di memoria, di esperienza, di know-how. Dobbiamo misurarci con un progetto per l’Italia. Per dare un profilo culturale al Paese e lo faremo facendo un Partito su base territoriale. Il territorio resta il luogo privilegiato dove poter selezionare la gente che è in grado di guardare gli altri all’altezza degli occhi”.

"Questo per una ragione politica –ha spiegato il Segretario-, se uno non pensa di avere qualcosa alle spalle non può fare politica. È questo il tema, noi non crediamo nel Partito personale e pensiamo che la democrazia sia questo. E sul simbolo di Partito io Bersani non ce lo scrivo, Noi abbiamo preso un’altra strada rispetto alla personalizzazione di Berlusconi, e ciò sarà un vantaggio per noi, in Europa e nel solco delle grandi democrazie occidentali. Prima di tutto questo è un passaggio di fase e non possiamo accettare altre forme di governo di questo genere anche quando Berlusconi non ci sarà più. Davanti a questo, ci deve essere il decisionismo, ma non personalismo, anche se siamo assuefatti ad una personalizzazione dei Partiti. C’è una utilizzazione della legge elettorale come una nomina e noi su questa dobbiamo mettere mano e far riflettere la nostra gente, e avere tanto popolo a cui rivolgerci. Riflettiamoci, parliamo da Segretario a Segretario, da dirigente a dirigente se necessario. Alla prima Direzione da Segretario del Pd, ho detto: non sono permaloso, ho un atteggiamento amichevole verso tutta la nostra squadra, l’unico limite è che ci sia una critica rispettosa dei membri dell’associazione. Da adesso in poi io lo pretenderò. Faccio una scommessa: noi fra non molto, saremo il primo Partito del Paese. Vi chiedo: amicizia, apertura anche con umiltà".

“Siamo ad un passaggio cruciale per la storia del Paese. Noi abbiamo un Presidente del Consiglio che non può andare alla conferenza della famiglia –ha sottolineato Bersani tra gli applausi-. Noi come Pd,  stiamo parlando di coerenza politica, stiamo parlando di  Art.54 della Costituzione:  i cittadini cui sono affidate funzione pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore. Quindi, la correttezza politica è necessaria ma prima ancora viene quella personale, o in alternativa ci sarà una politica senza civismo: ci si dimentica che un minore è un minore e non puoi sbatterlo su una strada, non sono mica noccioline, questi, sono temi devastanti, è un aspetto drammatico, è una vergogna, non si può traccheggiare su queste cose. Il Segretario di Lussemburgo ci chiede come fate. Questi fatti ci screditano in tutti i tavoli esteri, tolgono dignità all'Italia”.

Bersani ha poi denunciato il pericolo della propaganda di Berlusconi che sta sulla faccia della soluzione e non sul problema, come ad esempio per la Campania, dove bisogna dire che c’è un ‘problema micidiale’, non piuttosto, ‘faccio un miracolo’. L’insufficienza delle soluzioni secondo questo governo è sempre colpa di qualcuno e inalberano ulteriormente le questioni. Anche nel dramma del Veneto alluvionato adesso denuncia:  "il Veneto è abbandonato… ma se hai tutto tu!  Un bel capolavoro ha fatto Berlusconi in questi mesi: massacrare la scuola e aumentare la spesa corrente. Se c’è una crisi, questa può far venire meno dei concetti basici di solidarietà: prima salviamo quelli e poi il resto. Anche nelle amministrazioni, se ci sono i tagli, i soldi devono andare prima ad una cooperativa di disabili ad esempio e poi al resto. Questo siamo noi, questo è il Pd. Insomma c’è ben altro da fare: Andiamo al soccorso del lavoro, dell’impresa, delle famiglie a basso reddito –ha dichiarato Bersani– perché con la crisi, abbiamo perso più degli altri, ma rimontiamo meno. L’Europa ci dice che abbiamo il debito più alto. Chi arriva dopo qua è in macello, come al solito.." ha detto ironicamente riferendosi alle due volte in cui il centrosinsitra ha vinto e ha dovuto rimettere in sesto le finanze pubbliche massacrate dalla destra.

“Il Paese sta andando alla deriva e noi diciamo: Berlusconi si dimetta, e chi l’ha criticato, stacchi la spina. Perché? Non ha curato la crisi economica, c’è crisi nella maggioranza di governo e siamo avvitati a problemi inutili. Non vogliamo ribaltoni del Paese, ma una ripartenza. Chiunque ha responsabilità e possibilità se le prenda, noi abbiamo chiarito qual è la nostra disponibilità. Noi stiamo lavorando per un progetto alternativo al centro-destra e ci stiamo muovendo sul lato dei contenuti: lavoro, legalità, regola e civismo. Ci vogliono: politiche industriali e della ricerca, lotta al precariato, fondi alla scuola e università, federalismo, insomma forze di un centrosinistra di governo. Al di là di queste mosse politiche noi abbiamo voluto questa iniziativa del 'porta a porta' che significa la presenza del Pd nei luoghi della gente, per dirgli cosa proponiamo. Una grande iniziativa capillare ed estesa in tutto il Paese. Dobbiamo avere la capacità di muoverci!”

“A Torino ho parlato partendo dal Mezzogiorno per creare una grande forza riformatrice. Ed ora devo chiedere a voi se siete d’accordo per fare l’11 dicembre a Roma una grande manifestazione nazionale”, ha chiesto il Segretario alla platea, che ha risposto con un lunghissimo applauso di consenso.

“Bene, allora è deciso così e la faremo per la democrazia e il lavoro e per dare solidarietà ad un Paese sbandato. La giornata di oggi ci dice che possiamo far vivere con orgoglio del Pd e senza il nostro progetto, altrimenti ci si tiene Berlusconi o il berlusconismo. Quindi chiediamo un rapporto amichevole alle forze politiche e anche sociali, agli associazionismi. Dobbiamo trovare una chiave di collaborazione. Basta tatticismi e autolesionismi, mettiamoci coraggio. Anche alla Lega dico basta ipocrisie, non mi si dica Roma ladrona se state con chi ha fatto a Roma le leggi per le cricche. Non mi si dica federalismo o autonomie, fanno da badante a Berlusconi per prendersi l’eredità sono il sottovaso di Berlusconi e aspettano”.

“Chiudo dicendo che abbiamo una certa idea di Partito e di come dovremmo costruirlo. Questa è una grande occasione di crescita del Pd. Noi non accettiamo di raccontare favole agli italiani, politica significa avere un progetto alternativo, perché corre l’idea che chi fa politica è uguale. Invece la differenza c’è e noi la dobbiamo considerare. Chi dice che non c’è differenza tra noi e il PDL tira acqua a Berlusconi. Impegniamoci tutti  perché il futuro è cruciale e non intendo giocarmelo tra quattro mura:  mettiamoci fiducia e ottimismo si capirà che siamo preoccupati dell’Italia e vogliamo dare un cambiamento vero al Paese”.

mercoledì 3 novembre 2010

Federalismo e legge finanziaria





Viviamo ormai in una gravissima crisi politica, economica e morale che impone a tutti noi uno scatto d’orgoglio e responsabilità verso il paese e i cittadini tutti.
Siamo impegnati su tutti i fronti per rilanciare la presenza del partito sul territorio e per far conoscere le nostre proposte su tutte le questioni che interessano la vita dei cittadini e delle imprese.
Già da adesso le Amministrazioni locali si trovano a fronteggiare una politica del
Governo sulle Autonomie locali fatta esclusivamente di tagli ai trasferimenti che
renderanno impossibile la chiusura dei bilanci per il 2011.
Ciò imporrà agli Amministratori tagli pesanti nel trasporto pubblico locale, nei servizi di assistenza alle persone, in quelli dell’istruzione, degli i asili nido, negli investimenti ecc..., con gravissime ripercussioni sul livello di prestazioni che subiranno un drastico ridimensionamento e sull’economia dei territori.
Tutto questo avviene mentre il Governo continua a praticare un “federalismo delle
chiacchiere” e ad essere sempre più schiava delle posizioni della Lega.
All’Assemblea Nazionale di Busto Arsizio è stato approvato un importantissimo
documento che contiene le proposte del partito “ PER UNA PROFONDA RIFORMA DELLO
STATO E DELLE AUTONOMIE” con l’indicazione di dieci idee sulle risorse, sul
federalismo e sul riordino dei poteri istituzionali a livello locale.

Il testo del documento "PER UNA PROFONDA RIFORMA DELLO STATO E DELLE AUTONOMIE"

domenica 26 settembre 2010

NO A "CASELLI" E "PETROLIO"



CASELLI - Dopo la bocciatura da parte del Tar grazie al ricorso della Provincia di Roma, ecco la notizia della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della gara d’appalto dell’Anas per la realizzazione dei caselli per la riscossione dei pedaggi anche sull’Asse attrezzato Pescara-Chieti. L’annuncio da parte dell’Anas ci dà la certezza che il governo di centrodestra non si ferma neanche davanti alle sentenze dei tribunali e i furbetti del Pdl ci riprovano a imporre agli abruzzesi la tassa più pesante degli ultimi venti anni per fare cassa sulla pelle dei pendolari.

PETROLIO - Obiettivo 40 mila firme da raccogliere contro la petrolizzazione dell’Abruzzo a sostegno della proposta di legge del PD regionale che consentirebbe ogni forma di resistenza dinanzi alla Corte Costituzionale a cui si è già rivolto il Governo di Roma per consentire le coltivazioni e le trivellazioni petrolifere da parte delle compagnie multinazionali, sia a terra che in mare.
Il governatore Gianni Chiodi ha adottato scelte che non stabiliscono alcun divieto contro la petrolizzazione. Non siamo il partito del “no” ma di certo siamo il partito della ragione, che riflette sui rischi incalcolabili in caso di un disastro dalle proporzioni simili a quello avvenuto in Luisiana.

A tal proposito, nella mattinata di domenica 26 settembre 2010, il Circolo PD di Ripa Teatina si è mobilitato organizzando un banchetto informativo nel centro cittadino che ha fruttato una raccolta di 200 firme per dire "NO" all'Asse Attrezzato a pagamento e "NO" alla petrolizzazione dell'Abruzzo.

giovedì 15 luglio 2010

Da "MISSIONE COMPIUTA" a "MISSIONE IMPOSSIBILE"


 OVVERO, PROVE TECNICHE DI PROPAGANDA ELETTORALE

Da un articolo titolato “L’Ospedale sarà una scuola” riportato sul quotidiano Il Centro del 07/06/2010 si apprende dell’intenzione da parte dell’Amministrazione Comunale di Ripa Teatina di chiedere alla Regione la disponibilità del sito dove sorge attualmente la struttura dell’ospedale, per far partire il progetto del polo scolastico che comprenda materna, elementari e medie.

Si chiude così un ciclo di campagne elettorali durato 40 anni svolte all’insegna di una residenza sanitaria assistita per aprirne un’altra ai prossimi anni a venire sulla costruzione di un polo scolastico.

Ma dov’è finita la realizzazione della struttura ASL con 26 posti letto?

Era il 2003, primo anno del primo mandato dell’Amministrazione Petrucci/Rucci, Ripa Teatina tappezzata di manifesti che titolavano “MISSIONE COMPIUTA” e poi “la Ditta esecutrice è impegnata da contratto alla riconsegna dei lavori entro 12 mesi”.

Data per certa la sua realizzazione, una volta operativa avrebbe offerto notevoli vantaggi in termini di servizi e di occupazione.

Allora dicevano: Viene così risolto un problema carico d’anni e di parole, ma povero di fatti.

Visto che i fatti di allora non si sono concretizzati, aprendosi nuove frontiere viene da chiedersi:

E tutti i soldi già spesi su questa struttura?
E tutti i soldi già spesi sulla scuola in via Roma?
E tutti i soldi già spesi per gli adeguamenti della segreteria al convento?
E tutti i soldi già spesi per la scuola materna?

Perché spendere altri soldi quando per le strutture scolastiche attuali ne sono già stati spesi troppi?
E poi perché pensare adesso alla realizzazione di un polo scolastico, quando è già presente da più di 10 anni un progetto per realizzarlo in terreno di proprietà del comune?

Si sono fatte tante e troppe speculazioni sull’edificio dell’Ospedale, è il caso di dire basta e fare veramente qualcosa di concreto.

giovedì 1 luglio 2010

LA VERITA' SULLA PROVINCIA DI CHIETI


- STRADE ABBANDONATE;
- TURISMO E CULTURA: NESSUN PROGETTO
- SOCIALE: FONDI INSUFFICIENTI
- NESSUN PROGETTO EUROPEO

- NOMINA DIRETTORE GENERALE: STIPENDIO PARI A €120.000,00 ANNUI
- NESSUNA POSSIBILITA' DI PARLARE CON IL PRESIDENTE DI GIUSEPPANTONIO
- ASSESSORI ASSENTI

RISULTATO: UN ANNO PERSO

NE PARLEREMO LUNEDI' 5 LUGLIO 2010 ALLE ORE 21,00 PRESSO IL CIRCOLO PD DI RIPA TEATINA IN VIA N.MARCONE 23

INTERVERRANNO:

ANGELO RADICA (CONSIGLIERE PD PROVINCIA DI CHIETI)
CAMILLO DI GIUSEPPE (SEGRETARIO PD PROVINCIA DI CHIETI)

"Campagna promossa dal Gruppo Partito Democratico Provincia di Chieti"

martedì 15 giugno 2010

PROVINCIA DI CHIETI ASSENTE


La verità sul primo anno di amministrazione Di Giuseppantonio
è riassunta in questi dati

17 consigli provinciali all'interno dei quali sono stati discussi 29 ordini del giorno e 37 interrogazioni presentati dai gruppi di centro sinistra. Di questi, il gruppo del Partito Democratico ha proposto 17 mozioni e 33 interpellanze con risposta in aula.
Il 90% degli argomenti trattati in consiglio provinciale è stato proposto dai gruppi di centro - sinistra.

Senza l'opposizione la massima assise istituzionale dell'ente avrebbe avuto ben poche ragioni per di riunirsi, confrontarsi e deliberare su argomenti importanti che riguardano i cittadini della Provincia di Chieti.
All'assenza dell'azione amministrativa da parte della giunta si è aggiunta una palese incapacità d'iniziativa dei gruppi consiliari di maggioranza che, per colmare questa vistosa mancanza, hanno seguito la strada tracciata dal presidente Di Giuseppantonio cercando di sopperire al nulla con frequenti apparizioni sugli organi di stampa al solo intento di occupare ogni spazio disponibile per far passare un messaggio di facciata che dietro non ha che il nulla.
Incapacità a produrre iniziative sul territorio; prolungato fermo amministrativo, i cantieri fermi con i fondi disponibili sono l'emblema di questa amministrazione; perdita di "potere contrattuale" nei confronti della regione Abruzzo verso la quale non si è voluto salvaguardare gli importanti impegni a favore della Provincia di Chieti previsti in termini di opere infrastrutturali strategiche; nessuna iniziativa concreta per la difesa dei livelli occupazionali e degli investimenti; vistosa litigiosità interna tra le forze politiche di maggioranza ed una leadership debole, sempre meno in mano al Presidente eletto; bugie infondate e ripetute sulla presunta "voragine" di debiti; scarsa disponibilità alla trasparenza e al dialogo con i cittadini; turismo e cultura nessun progetto; nessun progetto europeo.
Insomma tutto drammaticamente fermo!
Queste la caratteristiche di questo primo anno di amministrazione di destra alla Provincia di Chieti.
"Provincia assente": una definizione che riassume il nostro giudizio sull'amministrazione Di Giuseppantonio, giudizio confermato dai cittadini, dalle donne e dagli uomini impegnati nelle istituzioni, dai lavoratori, dalle parti sociali, dalle associazioni, dalle classi più deboli.
Una cocente delusione per chi pensava che un cartello elettorale potesse garantire un governo efficiente.
Noi lo sapevamo. Vincere è una cosa, amministrare un'altra. È di qualche giorno una lettera inviata alle municipalità nella quale si chiede di provvedere alla pulizia delle strade con l'impegno di un contributo in denaro da parte dell'amministrazione provinciale. Un atto inammissibile che denuncia la scarsa propensione all'assunzione di responsabilità da parte di una provincia che delega con una procedura tra l'altro illegittima, le sue competenze ordinarie ma si preoccupa di nominare un direttore generale con un compenso di 120mila euro annui. E le strade giacciono in totale abbandono, come tutto il resto.
Occorre grande senso di responsabilità per riprendere la strada dello sviluppo e della crescita.
Da parte nostra continueremo ad esercitare un lavoro quotidiano con una opposizione responsabile formulando proposte, ascoltando le istanze del territorio e dei cittadini e non facendo mai mancare la nostra vicinanza.
Anche dai banchi dell'opposizione si può e si deve lavorare per il bene della Provincia di Chieti e noi non ci stancheremo di impegnarci per questo.

Campagna promossa dal Gruppo Partito Democratico Provincia di Chieti

domenica 13 giugno 2010

Ripa Teatina "Democratica"

Sabato 5 giugno Ripa Teatina "Democratica" all'insegna della I° Festa di partito organizzata dal locale Circolo PD. Si è svolta in una serata gradevole con una notevole affluenza di partecipanti, tema dell'incontro pubblico "PD con il Territorio" hanno partecipato il Sen. Giovanni Legnini, Camillo D'Alessandro (capogruppo PD al consiglio regionale), Silvio Paolucci (segretario regionale), Camillo di Giuseppe (segretario provinciale), Franco Caramanico (consigliere regionale). Sono stati affrontati temi a 360° a iniziare da quelli relativi alla finanziaria che pochi giorni fa il Governo ha presentato con una manovra economica che non sostiene le famiglie e le imprese, che non contiene misure per i giovani e la crescita e prevede tagli indiscriminati destinati a colpire i servizi per i cittadini, dalla scuola alla sanità ai trasporti. Saranno soprattutto le persone più deboli a pagare le conseguenze della manovra, che lascia invece al riparo le grandi ricchezze e le rendite e non combatte in modo efficace l’evasione fiscale, fatto evidente che sono sempre i ceti più deboli a pagare è la possibile imposta a pedaggio dell'asse attrezzato. Un governo che per due anni ha negato la crisi getta ora su comuni, province e regioni il peso del risanamento dei conti pubblici, senza nessun rispetto per chi si misura ogni giorno sul territorio con i bisogni reali dei cittadini, per questo il PD evidenzia la necessità ad un patto di stabilità che introduca regole che garantiscano l’equilibrio dei bilanci degli enti locali, consentendo di programmare un ricorso al debito sostenibile senza mettere in pericolo i conti pubblici nazionali. Per quanto riguardano regione e provincia si evidenzia il dissesto finanziario causato da un'egemonia di AN quando nei precedenti anni hanno governato in provincia, regione e governo centrale, ora sono tornati nell'immobilismo più assoluto, occasione persa nella vicenda della ricostruzione aquilana, nella quale il nuovo ruolo del Presidente Chiodi come commissario straordinario non ha segnato nessuna svolta nella capacità di ottenere dal governo un trattamento adeguato, lo stesso Chiodi non è riuscito ad aprire un dibattito con le forze economiche sociali e politiche per ridefinire la funzione strategica del capoluogo regionale. Il Pd lavorerà affinchè un nuovo quadro normativo nazionale e regionale possa individuare strumenti più idonei per la ricostruzione e definire senza timori risorse più certe. Allo stesso modo l’occasione si è persa con la programmazione dei fondi Fas, 850 milioni di euro, decisivi per il futuro dello sviluppo regionale e per i quali il Pd avanzerà idee chiare proponendo di concentrare le risorse. Sulla questione petrolio il Gruppo Consiliare Regionale, d’intesa con la Segreteria Regionale del Partito Democratico e con la preziosa collaborazione di insigni giuristi, ha predisposto un disegno di legge per bloccare la deriva petrolifera e la trasformazione del nostro territorio da Regione verde d’Europa a Regione mineraria.
La serata è proseguita allietata da stand gastronomici e dal concerto/cabaret di Rocco N'Rollo, la festa si è conclusa con l'estrazione della lotteria.

vedi le foto su facebook

lunedì 7 giugno 2010

ILLUMINAZIONE A MACCHIA DI LEOPARDO


Ci è giunta al Circolo una segnalazione da un cittadino:



ILLUMINAZIONE A MACCHIA DI LEOPARDO
ovvero
IL RISPARMIO ENERGETICO NEL 2010

A CAUSA DELLA SITUAZIONE ECONOMICA CHE HA COINVOLTO ANCHE LE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE, L’AMMINISTRAZIONE DI RIPA TEATINA E’ CORSA AI RIPARI…. UNO DEI PROVVEDIMENTI ATTUATO DA CIRCA DUE ANNI AD OGGI E’ NATO DALLA ELABORAZIONE DI UNA GRANDE IDEA PER RIDURRE LA SPESA DELLE BOLLETTE RELATIVE ALL’ILLUMINAZIONE PUBBLICA CHE AMMONTA PER IL SOLO CONSUMO A 90.000 Euro/Anno NONCHE’ 8.000 Euro/Anno PER LA MANUTENZIONE DELLA RETE.
L’IDEA E’ STATA QUELLA DI SPEGNERE LE LUCI DELL’ILLUMINAZIONE PUBBLICA A PARTIRE DALLE ORE 3 E TRENTA DELLA NOTTE, LO SPEGNIMENTO NON INTERESSA TUTTA LA RETE, MA BENSI’ ALCUNE ZONE - E SEMPRE LE STESSE - DELL’AREA URBANA DEL PAESE,
RESTANO ACCESI ALCUNI TRATTI D’ILLUMINAZIONE NEI PRESSI DEL RISTORANTE EX CASA DI FILIPPO, UN TRATTO DOPO IL BIVIO DELLA “ICONICELLA”, DEI TRATTI DI VIALE EUROPA IL CENTRO STORICO E’ ILLUMINATO A GIORNO FORSE QUESTO PER VALORIZZARE IL PATRIMONIO STORICO NOTTURNO!
RIMANGONO AL BUIO BUONI TRATTI D’ILLUMINAZIONE IN ZONE FORSE RITENUTE DI PIU’ AD ALTO CONSUMO DI ENERGIA ELETTRICA.
PER CAPIRE DI PIU’ C’E’ DA DIRE CHE:
* I PUNTI DI PRESA, CONTATORI ENEL, CIRCA 61 PER TUTTA LA RETE D’ILLUMINAZIONE PUBBLICA DI RIPA SONO STATI DOTATI (A FRONTE DI UNA SPESA FATTA DALL’AMMINISTRAZIONE) TUTTI DI TIMER ORARIO PER COMANDARE L’ACCENSIONE E SPEGNIMENTO DELLE LUCI, MA QUESTI SOLO IN ALCUNE ZONE SONO MESSI IN FUNZIONE.
* NONOSTANTE SIANO PRESENTI SUL LIBERO MERCATO ALMENO UNA DECINA DI FORNITORI DI ENERGIA ELETTRICA CHE OFFRONO TARIFFE COMPETITIVE, I CONTRATTI IN ESSERE AD OGGI PER L’ILLUMINAZIONE PUBBLICA DI RIPA TEATINA SONO IN MANO AD ENEL DISTRIBUZIONE - CHE OFFRE LE TARIFEF PIU’ ALTE -
* ESISTONO OGGI SOLUZIONI CHE ABBATTONO DEL 70% IL CONSUMO DI ENERGIA ELETRICA DI OGNI SINGOLA LAMPADINA, ED ELIMINANO IL PROBLEMA DELL’INQUINAMENTO LUMINOSO COME DETTATO DALLA DIRETTIVA DELLA COMUNITA’ EUROPEA, NONCHE’ DEL PROBLEMA DI INQUINAMENTO E SMALTIMENTO DELLE ATTUALI LAMPADE AI VAPORI DI SODIO AD ALTA PRESSIONE O AL NEON.
RITENIAMO CHE TALE STATO DI FATTO CHE PERDURA GIA’ DA DUE ANNI E’:
* DISCRIMINANTE PER I CITTADINI RESIDENTI INTERESSATI.
* NON E’ ACCETTABILE E NON GIUSTIFICATO DALLA NOBILE CAUSA DI CONTENERE LA SPESA DELLA BOLLETTA ENERGETICA.
* ABBASSA IL GRADO DI SICUREZZA RISPETTO AI FREQUENTI FURTI NOTTURNI NELLE CASE.
* NON PORTA A SIGNIFICATIVI RISPARMI ECONOMICI IN BOLLETTA.
* SONO ATTUABILI ALTRE SOLUZIONI CHE PORTANO AL RISPARMIO ECONOMICO.
IL RISPARMIO ENERGETICO DEVE ESSERE FATTO E DEVE COINVOLGERE TUTTI I CITTADINI DI RIPA.
SOLUZIONI A MACCHIA DI LEOPARDO NON SI SPOSANO CON IL “RISPARMIO ENERGETICO”

domenica 30 maggio 2010

FESTA DEMOCRATICA 2010


A RIPA TEATINA IL GIORNO SABATO 5 GIUGNO 2010 IN PIAZZA G.MARCONI (EX-CONVENTO), SI SVOLGERA' LA I° FESTA DEMOCRATICA ORGANIZZATA DAL CIRCOLO PD DI RIPA TEATINA.

PROGRAMMA:

ORE 20,00
APERTURA STAND GASTRONOMICI

ORE 20,30
"PD CON IL TERRITORIO"
Coordina: Camillo D'Alessandro (Consigliere e Capogruppo PD Regione Abruzzo)
Partecipano: Sen. Giovanni Legnini, Silvio Paolucci (Segretario Regionale PD), Camillo Di Giuseppe (Segretario Provinciale PD), Consiglieri PD regionali e provinciali.

A SEGUIRE
Serata CABARET con "ROCCO N' ROLLO"

ORE 24,00
ESTRAZIONE LOTTERIA

venerdì 7 maggio 2010

9 maggio 1978



Sono passati più di trent'anni quando in una Renault4 rossa veniva rinvenuto il corpo di Aldo Moro, assassinato dopo 55 lunghi giorni di prigionia, che hanno lasciato gli italiani con il fiato sospeso. Nello stesso giorno, un'altra tragedia colpiva la Sicilia, l'assassinio di Peppino Impastato, figlio ribelle della mafia siciliana. La sua casa sorgeva a cento passi da quella del potente boss Tano Badalamenti, ma non per questo Peppino smetteva di urlare che la "mafia è una merda" incurante delle conseguenze. Due vicende apparentemente lontane, specchio di un periodo e di un'Italia che sta mutando dal punto di vista politico e culturale, ma pur sempre ostaggio delle sue violenze. Moro prigioniero politico delle Br, Impastato personaggio scomodo per la Mafia dei boss.

Lo stesso capo d'accusa ha deciso la loro condanna, il coraggio del cambiamento. Lo statista delle larghe intese politiche, presidente della Dc che vedeva, finalmente possibile un allargamento a Sinistra della compagine politica, e l'altro decisamente più giovane che nel sud dominato dalla cultura dell'illegalità smuove le coscienze dei suoi coetanei attraverso la sua Radio Aut, costruendo e urlando il coraggio del cambiamento con un progetto nuovo, capace di risvegliare le menti di tanti giovani. Due esempi e due destini, legati dalla stessa data divenuta il simbolo di una tragedia collettiva, di un Paese che non è stato capace di salvare Moro e difendere il coraggio del giovane Impastato. Un Paese rimasto inerme, che ha svelato la debolezza della nostra democrazia e che ha pagato a caro prezzo le proprie paure.

venerdì 30 aprile 2010

1° MAGGIO - FESTA DEI LAVORATORI


Sono usciti i dati ISTAT sull'occupazione. A marzo, da quando ha avuto inizio la crisi, a metà 2008, sono stati persi 981 mila posti di lavoro. I disoccupati sono circa 2 milioni 200 mila, 740 mila in più nello stesso periodo. Il tasso di disoccupazione è all'8,8%

sabato 24 aprile 2010

Il 25 aprile, un giorno per coltivare sentimenti di libertà


di Graziano Esposito

Il 25 aprile 1945 i partigiani liberano Milano dall’occupazione dei nazisti e dai fascisti. La popolazione civile insorge e vaste zone dell’Italia settentrionale - e molte città - sono liberate prima dell’arrivo delle truppe anglo-americane che, dopo aver superato l’ultimo ostacolo della Linea Gotica in Toscana, incalzano le truppe tedesche in ritirata nella pianura Padana.

All’inizio dell’insurrezione di Milano Benito Mussolini è ancora in città e, di fronte al precipitare degli eventi, tenta di concordare col Comitato di Liberazione Nazionale una resa onorevole.

Non trovando le condizioni per un accordo, Mussolini decide di fuggire. Travestito da soldato tedesco e sotto la scorta delle SS, cerca di raggiungere la Svizzera (col progetto di riparare poi in Spagna, ancora governata dal generale Franco). Giunto nei pressi della frontiera, però, a causa delle difficoltà di superare il confine, il gruppo si unisce a un distaccamento tedesco in ritirata.

A Dongo il dittatore è riconosciuto e catturato da un gruppo di partigiani. E’ l’ultimo atto del ventennio fascista.

La ricostruzione delle ultime ore di vita del duce e le circostanze della sua esecuzione sono ancora oggi al centro di un acuto dibattito storiografico che non ha ancora chiarito molti dettagli sulla fine di Mussolini. Secondo la versione ufficiale egli è subito fucilato per ordine del CLN, insieme all’amante Claretta Petacci che l’ha seguito nella fuga.

 Il 29 aprile i loro corpi sono esposti, insieme con quelli di altri gerarchi, in Piazzale Loreto a Milano, appesi a testa in giù alla tettoia di un distributore di benzina, nello stesso luogo dove in precedenza erano stati trucidati e ammucchiati i corpi di quindici partigiani.

 Il 25 aprile è un giorno che non possiamo permetterci di dimenticare, non possiamo acconsentire che diventi un giorno come tutti gli altri. L’eredità spirituale di quelle giornate deve essere una fonte inesauribile, dove abbeverare la nostra esigenza di libertà. Il sacrificio di milioni di morti deve essere il sigillo indelebile della nostra unità nazionale.

Come dimenticare le stragi nazifasciste sparse per tutto il territorio italiano; quella di Pietransieri, forse la più significativa per il popolo  abruzzese avvenuta il 21 novembre 1943 dove le vittime furono 128 e tra esse 34 bambini al di sotto dei 10 anni e un bimbo di un mese. Oppure la strage di Sant’Agata a Gessopalena quando nel 1944 i tedeschi uccisero quarantadue persone, soprattutto donne e bambini.

La nostra memoria deve combattere contro l’oblio della storia o peggio contro chi questa storia la vuole disconoscere.

La libertà non è un bene che si acquisisce una volta per sempre ma una lenta conquista giornaliera.

Il 25 aprile un giorno per coltivare sentimenti di libertà.



mercoledì 31 marzo 2010

DIAMO UN SENSO ALLA PASQUA


VOGLIAMO IMPEGNARCI  AFFINCHE’ GLI AUGURI DI PASQUA NON SI RIDUCANO AD ATTEGGIAMENTI CORTESI MA VELATI DI IPOCRISIA.

VOGLIAMO AUGURARVI UNA PASQUA NON VUOTA E RIDOTTA A PURO MATERIALISMO,

IL CUI SENSO POSSA RESTITUIRE SIGNIFICATO ALLA NOSTRA VITA,

CHE POSSA ESSERE MOTIVO DI SPERANZA NEL PRESENTE E NELLA VITA FUTURA,

CHE CONSEGNI LA PACE DENTRO IL CUORE DI OGNI UOMO,

CHE SIA MOTIVO DI CONCORDIA E RISCOPERTA DEL BENE COMUNE.

IL CRISTO CHE HA SCONFITTO LA MORTE POSSA PARLARE NEL CUORE DI OGNI PERSONA.

mercoledì 24 marzo 2010

Uomo buono, mite, saggio, innocente ed amico

di Graziano Esposito

Il convegno su Aldo Moro con la figlia Maria Fida, avvenuto venerdì 19 marzo 2010 a Ripa Teatina presso l'Auditorium Comunale, è stato la realizzazione di un piccolo miracolo popolare.

Mentre era descritta l’esistenza viva di Moro, con la sua famiglia, con i suoi pochi amici e con gli studenti, si raffigurava nella sala la presenza di un uomo buono, mite, saggio, innocente ed amico.

Queste parole usate da Paolo VI durante la messa di suffragio per la morte di Moro, descrivono nella maniera più compiuta la figura dell’uomo che, come dice Maria Fida, non deve essere ricordato per un corpo chiuso in un bagagliaio di una macchina, ma per la sua statura morale e limpido esempio di politico dedito con tutto il cuore alla realizzazione del bene comune.

L’incontro, preceduto dalla proiezione del film “ La verità negata” che ha cercato di porre degli interrogativi sui giorni del sequestro e l’assassinio dello statista democristiano, si è sviluppato sulla narrazione di Maria Fida.

Ella, oltre  che raccontare, ha letto pagine del suo ultimo libro "Nuvole rosse sulla trincea invisibile", belle, nette e tracimanti di dolore inesauribile che ha segnato e segna ancora la sua esistenza da quel maledetto 14 marzo1978.

A certificare la bontà dell’incontro è stata la testimonianza di molti presenti che si sono avvicinati per ringraziare della qualità del tempo trascorso insieme dove emozioni e suggestioni si sono succeduti con ritmo progressivo e incalzante.

Il buon successo dell’iniziativa farà da sprono per altri e più coinvolgenti incontri.


martedì 9 marzo 2010

A TUTTE LE FAMIGLIE DI RIPA TEATINA

DA ALCUNI GIORNI VIENE RECAPITATA AI CITTADINI DI RIPA TEATINA UNA LETTERA DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE CON L’INTENTO DI SPIEGARE L’AUMENTO DELLA TASSA SMALTIMENTO RIFIUTI SOLIDI URBANI (TARSU).
NELLA LETTERA DEL SINDACO, CON MALCELATO FASTIDIO, DICHIARA DI VOLER FARE CHIAREZZA UNA VOLTA PER TUTTE, MA NONOSTANTE IL NOTEVOLE IMPEGNO DEL PRIMO CITTADINO NON SONO CHIARE ALCUNE COSE.
SUL GIORNALE DEL SINDACO “RIPARLIAMONE” DEL 2008 N.1, SI AFFERMA CHE, POICHE’ LA DISCARICA DI FARA FILORUM PETRI STAVA PER CHIUDERE, CON IL CONSEGUENTE AUMENTO DEL COSTO DELLO SMALTIMENTO, OCCORREVA INIZIARE LA RACCOLTA DIFFERENZIATA, SEMPRE SU “RIPARLIAMONE” DEL 2008 N.3, AD UN MESE DALL’INIZIO DELLA RACCOLTA PORTA A PORTA, SI ESALTAVA IL SUCCESSO DELLA DIFFERENZIATA E SEMPRE SU “RIPARLIAMONE” AL N.1 DEL 2009, SI COMUNICA CHE SOLO IL 25% DEI RIFIUTI ANDAVA IN DISCARICA.
COSI’ SI SCRIVEVA NELL’ULTIMA EDIZIONE DI “RIPARLIAMONE”: ANCHE SE PER IL MOMENTO NON AVREMO VANTAGGI ECONOMICI SULLA BOLLETTA... ...CONTINUANDO CON TALE PAZIENZA, DINAMICA E LABORIOSA COOPERAZIONE, GLI ECOVANTAGGI (ECONOMICI ED ECOLOGICI) NON TARDERANNO.
DUNQUE, UNA VOLTA CHE ABBIAMO CAPITO CHE LA CHIUSURA DELLA DISCARICA DI FARA FILORUM PETRI NON C’ENTRA CON L’AUMENTO, UNA COSA NON ABBIAMO CAPITO: SE C’ERANO TUTTI I PRESUPPOSTI PER ABBASSARE LA TARSU COME MAI E’ AUMENTATA DEL 36%?
FORSE E’ TROPPO ONEROSA LA DITTA CHE GESTISCE LA RACCOLTA? SE E’ COSI’, COME MAI E’ STATO PROROGATO IL SERVIZIO ALLA STESSA DITTA PER ALTRI ..... ANNI SENZA INDIRE UN NUOVO APPALTO?

LE ALTRE DOMANDE CHE I CITTADINI VORREBBERO PORRE PER COMPRENDERE MEGLIO IL COSTO DEL PROPRIO SENSO DI RESPONSABILITÀ:
- COME MAI SE TUTTO ERA GIÀ PREVISTO, SI PAGA DI PIÙ ORA CHE LO SMALTIMENTO DELL'INDIFFERENZIATO È IL 25% A FRONTE DE 100% DELL'ANNO PRECEDENTE?
- PERCHÉ NON SI ACCENNA AD EVENTUALI ENTRATE DAGLI ACCERTAMENTI CATASTALI?
- PERCHÈ NON SI ACCENNA A QUANTO SI RICAVA DAL 75% DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA?
- È STATO FATTO UNO STUDIO PER MIGLIORARE ULTERIORMENTE LA RACCOLTA DIFFERENZIATA?
- È STATA FATTA UN INDAGINE PER CAPIRE COME MAI ALCUNI COMUNI LIMITROFI PAGANO UNA TASSA DI GRAN LUNGA INFERIORE A RIPA TEATINA?

ECCO, QUESTI SONO ALCUNI QUESITI CHE I CITTADINI HANNO IL DIRITTO DI PORRE ALL'AMMINISTRAZIONE, MAGARI CON UN'INCONTRO PUBBLICO E NON CON UNA LETTERA CHE SPIEGA POCO E NIENTE E CHE, NEL RISPETTO DELL'AMBIENTALE, CONTRIBUISCE AD AUMENTARE I COSTI A CARICO DEI CITTADINI, COME NON È NEANCHE GIUSTO PER IL MOMENTO DI CRISI GENERALE, TENUTO CONTO CHE GLI SPRECHI DI DENARO IN QUESTO MOMENTO SUONANO OFFENSIVI RISPETTO A CHI HA PERSO IL LAVORO ED È IN CASSA INTEGRAZIONE, A CHI HA DIFFICOLTÀ CON LA PROPRIA IMPRESA, A CHI NON ARRIVA ALLA TERZA SETTIMANA CON LO STIPENDIO, AVERE LA PRETESA CHE SPENDERE QUALCHE EURO IN PIÙ AL MESE SIA UN SACRIFICIO SOSTENIBILE.

PROPRIO IL SINDACO, NELL'ULTIMA EDIZIONE DEL SUO GIORNALE RIPARLIAMONE, IN UN'ARTICOLO DAL TITOLO "UN'OCCASIONE DI CONFRONTO DEMOCRATICO PERSA", ELOGIAVA I PROPRI PRINCIPI ETICI E MORALI ACCUSANDO ALTRI DI "MANCANZA DI RISPETTO" VERSO I CITTADINI, INFATTI, NE È DIMOSTRAZIONE PROPRIO IN QUESTA OCCASIONE COME VIENE GESTITO IL PROGRAMMA ELETTORALE ATTENTO A COGLIERE E SODDISFARE LE ESIGENZE DEI CITTADINI CON IL MASSIMO DELLA TRASPARENZA.