venerdì 22 aprile 2011
martedì 5 aprile 2011
GRAVE INCIDENTE ALL'ICONICELLA
Di Gianluca Visco
In data 04/04/2011 una giovane donna di 24 anni è stata coinvolta in un grave incidente, vicino all’incrocio della Iconicella, dalla dinamica ancora da chiarire.
Su questo tratto di strada provinciale (Chieti-Tollo) si rischia la vita costantemente, sia percorrendolo a piedi che in automobile, gli incidenti su questa strada sono frequenti e negli ultimi anni persino uno mortale.
L'ultimo intervento effettuato su questa strada è stato nel 2005, con la ridisegnazione della segnaletica orizzontale che ad oggi è completamente scomparsa, soprattutto sull'incrocio dell'Iconicella dove qualunque mezzo di qualunque portata si appropria della precedenza tagliandolo a velocità elevatissime.
Diversi negli ultimi anni sono stati gli interventi di sensibilizzazione per la messa in sicurezza:
- una raccolta di firme da parte dei cittadini residenti in zona Iconicella presentata al Presidente della Provincia di Chieti per richiamare gli impegni assunti dall’ente provinciale, proprietario e gestore della strada;
- da parte del Circolo PD di Ripa Teatina è stata consegnata al Comune di Ripa Teatina, tramite il Gruppo di Minoranza, una richiesta per la realizzazione, in prossimità dello svincolo dell’Iconicella, di un’area attrezzata con pensilina per la sicurezza delle persone in attesa del pullman;
- è stato creato su facebook un gruppo chiamato "VOGLIAMO LA ROTONDA ALL'ICONICELLA";
- diversi gli articoli pubblicati su mezzi d'informazione locale.
Ad oggi, la Provincia di Chieti approva l'intervento programmato dal 2008 per la messa in sicurezza della S.P. Chieti-Tollo nel tratto di RIPA TEATINA, ma dimezzando gli importi e allungando i tempi di realizzazione.
Rimane l'amaro in bocca, dopo che la Provincia di Chieti ha ricevuto la Targa Blu, quale premio per le strade provinciali con meno incidenti mortali, apprendere dell'ennesimo grave incidente all'Iconicella di Ripa Teatina, proprio sul tratto stradale Chieti-Tollo.
Qui si tratta solo di richiamare il buon senso al di là delle mere speculazioni propagandistiche e provvedere urgentemente alla messa in sicurezza della strada di tutto il tratto urbano presente sulla strada provinciale Chieti-Tollo con l’allargamento della strada, il rifacimento del manto stradale, la costruzione di marciapiedi, il rifacimento del sistema di raccolta della acque piovane, la costruzione di rotatorie, la sistemazione delle fermate degli autobus.
Quanto tempo si dovrà ancora aspettare?
In data 04/04/2011 una giovane donna di 24 anni è stata coinvolta in un grave incidente, vicino all’incrocio della Iconicella, dalla dinamica ancora da chiarire.
Su questo tratto di strada provinciale (Chieti-Tollo) si rischia la vita costantemente, sia percorrendolo a piedi che in automobile, gli incidenti su questa strada sono frequenti e negli ultimi anni persino uno mortale.
L'ultimo intervento effettuato su questa strada è stato nel 2005, con la ridisegnazione della segnaletica orizzontale che ad oggi è completamente scomparsa, soprattutto sull'incrocio dell'Iconicella dove qualunque mezzo di qualunque portata si appropria della precedenza tagliandolo a velocità elevatissime.
Diversi negli ultimi anni sono stati gli interventi di sensibilizzazione per la messa in sicurezza:
- una raccolta di firme da parte dei cittadini residenti in zona Iconicella presentata al Presidente della Provincia di Chieti per richiamare gli impegni assunti dall’ente provinciale, proprietario e gestore della strada;
- da parte del Circolo PD di Ripa Teatina è stata consegnata al Comune di Ripa Teatina, tramite il Gruppo di Minoranza, una richiesta per la realizzazione, in prossimità dello svincolo dell’Iconicella, di un’area attrezzata con pensilina per la sicurezza delle persone in attesa del pullman;
- è stato creato su facebook un gruppo chiamato "VOGLIAMO LA ROTONDA ALL'ICONICELLA";
- diversi gli articoli pubblicati su mezzi d'informazione locale.
Ad oggi, la Provincia di Chieti approva l'intervento programmato dal 2008 per la messa in sicurezza della S.P. Chieti-Tollo nel tratto di RIPA TEATINA, ma dimezzando gli importi e allungando i tempi di realizzazione.
Rimane l'amaro in bocca, dopo che la Provincia di Chieti ha ricevuto la Targa Blu, quale premio per le strade provinciali con meno incidenti mortali, apprendere dell'ennesimo grave incidente all'Iconicella di Ripa Teatina, proprio sul tratto stradale Chieti-Tollo.
Qui si tratta solo di richiamare il buon senso al di là delle mere speculazioni propagandistiche e provvedere urgentemente alla messa in sicurezza della strada di tutto il tratto urbano presente sulla strada provinciale Chieti-Tollo con l’allargamento della strada, il rifacimento del manto stradale, la costruzione di marciapiedi, il rifacimento del sistema di raccolta della acque piovane, la costruzione di rotatorie, la sistemazione delle fermate degli autobus.
Quanto tempo si dovrà ancora aspettare?
mercoledì 30 marzo 2011
Il nucleare e l'acqua: nessun dorma
Di Stella Bianchi
Il 12 e il 13 giugno prossimi i cittadini avranno la possibilità di decidere su tre questioni importanti che riguardano la vita e il futuro di ognuno di noi. Per noi del Partito democratico la scelta è chiara: un sì contro il legittimo impedimento, un sì contro il nucleare, un sì per l`acqua pubblica e contro la privatizzazione forzata imposta dal governo Berlusconi e una nostra proposta di legge per il governo pubblico del servizio idrico integrato.
Abbiamo sempre espresso con forza la nostra contrarietà al piano di ritorno al nucleare voluto dal governo Berlusconi. Lo ripetiamo da mesi e con motivazioni tutt`altro che ideologiche. Secondo il piano approssimativo del governo dovremmo importare una tecnologia vecchia e non ancora sperimentata, sopportare costi altissimi e per di più incerti, tempi lunghissimi di realizzazione degli impianti senza alcun piano certo di gestione delle scorie radioattive, neppure di quelle già esistenti nelle centrali non ancora smantellate.
Il ritorno al nucleare voluto dal governo è una scelta sbagliata che non ha il consenso dei cittadini e che tanto più va ripensata ora. La tragedia giapponese dimostra con chiarezza un fatto semplice e terribile: non è eliminabile il rischio di un incidente in una centrale nucleare. Neppure nel paese più attrezzato al mondo contro il rischio di terremoti e maremoti.
Certo, in Giappone è accaduto qualcosa di eccezionale, un terremoto e un maremoto di intensità fuori dall`ordinario. È poco probabile che accada un evento del genere. Così come è poco probabile che si verifichino incidenti di altro tipo in una centrale nucleare che rispetta tutte le norme di sicurezza. Poco probabile ma non impossibile. E quella scarsa probabilità va misurata con le conseguenze. I danni possono essere incalcolabili. Vasti territori contaminati per migliaia di anni, la salute degli abitanti e di un numero indefinito di generazioni future a rischio, malattie che si sviluppano negli anni e malformazioni nei nuovi nati. Questo è già accaduto. Sta a noi imparare la lezione, agire davvero secondo il principio di precauzione, ispirare i nostri comportamenti, le nostre politiche, le nostre attività economiche inclusa la produzione di energia alla necessaria umiltà nei confronti della natura e al rispetto dell`ambiente per noi e per le generazioni future.
Da Fukushima arriva una lezione per tutti. Per la Germania, per la Francia, per gli Stati Uniti. Solo in Italia il governo ha tentato per giorni di negare la realtà per poi dichiarare una moratoria di un anno rispetto al proprio piano nucleare. Parole mentre gli atti, come il decreto sui criteri per la localizzazione dei siti, stanno continuando il loro percorso. Opportunismo sulla pelle dei cittadini, un tentativo di distrarre dal referendum che non farà molta strada. Noi saremo città per città a sostenere le ragioni del sì per fermare il nucleare e di una idea per il futuro del nostro paese che è nell`economia verde e in un piano nazionale fondato sull`efficienza energetica e sulle fonti rinnovabili.
Allo stesso modo siamo per il sì all`acqua pubblica e per il no alla privatizzazione forzata imposta dal governo Berlusconi e a questo uniamo una nostra proposta di legge.
Lo abbiamo denunciato più volte: il decreto Ronchi sottrae alle comunità locali la possibilità di scelta e le obbliga a svendere un patrimonio prezioso per la collettività. Crea le condizioni perché si realizzino monopoli privati in un settore come quello del servizio idrico integrato, fatto di acquedotti, fognature, depuratori, che per sua natura è sottratto alla possibilità di concorrenza dopo l`affidamento del servizio.
Intorno all`acqua pubblica c`è un interesse fondamentale per tutti noi, obiettivi irrinunciabili. La tutela di una risorsa scarsa e insostituibile per la vita. La garanzia a tutti, in ogni angolo del paese, di un servizio della massima qualità e a tariffe eque. Il rafforzamento del ruolo pubblico nella programmazione del servizio e degli investimenti, nella regolazione e nel controllo restituendo le scelte fondamentali ai cittadini attraverso i loro sindaci e affidando ad una autorità nazionale di controllo il compito di vigilare con poteri stringenti.
Ci vuole una visione di insieme, un quadro di regole certe che ridia stabilità a un settore così rilevante che è stato manomesso dai tanti frammentati interventi del governo Berlusconi. E insieme a questo va data priorità alla realizzazione degli investimenti con un`attenzione a facilitare con tariffe più basse le fasce sociali disagiate e le famiglie numerose.
Ciò che serve all`Italia è un piano paese per l`acqua, un programma ambizioso che garantisca che il servizio di depurazione funzioni nell`intero paese, che vengano ridotti sprechi e dispersioni dell`acqua, che sia migliorata la salvaguardia del territorio. Ci vuole una politica industriale per l`acqua, una sapiente gestione che unisca efficienza, efficacia, economicità, dimensioni di scala adeguate, tecnologie, competenze manageriali e organizzative. Solo così si potranno realizzare gli obiettivi di equità, solidarietà, riequilibrio territoriale, rispetto per l`ambiente e per le generazioni future che ci stanno a cuore.
Il 12 e il 13 giugno prossimi i cittadini avranno la possibilità di decidere su tre questioni importanti che riguardano la vita e il futuro di ognuno di noi. Per noi del Partito democratico la scelta è chiara: un sì contro il legittimo impedimento, un sì contro il nucleare, un sì per l`acqua pubblica e contro la privatizzazione forzata imposta dal governo Berlusconi e una nostra proposta di legge per il governo pubblico del servizio idrico integrato.
Abbiamo sempre espresso con forza la nostra contrarietà al piano di ritorno al nucleare voluto dal governo Berlusconi. Lo ripetiamo da mesi e con motivazioni tutt`altro che ideologiche. Secondo il piano approssimativo del governo dovremmo importare una tecnologia vecchia e non ancora sperimentata, sopportare costi altissimi e per di più incerti, tempi lunghissimi di realizzazione degli impianti senza alcun piano certo di gestione delle scorie radioattive, neppure di quelle già esistenti nelle centrali non ancora smantellate.
Il ritorno al nucleare voluto dal governo è una scelta sbagliata che non ha il consenso dei cittadini e che tanto più va ripensata ora. La tragedia giapponese dimostra con chiarezza un fatto semplice e terribile: non è eliminabile il rischio di un incidente in una centrale nucleare. Neppure nel paese più attrezzato al mondo contro il rischio di terremoti e maremoti.
Certo, in Giappone è accaduto qualcosa di eccezionale, un terremoto e un maremoto di intensità fuori dall`ordinario. È poco probabile che accada un evento del genere. Così come è poco probabile che si verifichino incidenti di altro tipo in una centrale nucleare che rispetta tutte le norme di sicurezza. Poco probabile ma non impossibile. E quella scarsa probabilità va misurata con le conseguenze. I danni possono essere incalcolabili. Vasti territori contaminati per migliaia di anni, la salute degli abitanti e di un numero indefinito di generazioni future a rischio, malattie che si sviluppano negli anni e malformazioni nei nuovi nati. Questo è già accaduto. Sta a noi imparare la lezione, agire davvero secondo il principio di precauzione, ispirare i nostri comportamenti, le nostre politiche, le nostre attività economiche inclusa la produzione di energia alla necessaria umiltà nei confronti della natura e al rispetto dell`ambiente per noi e per le generazioni future.
Da Fukushima arriva una lezione per tutti. Per la Germania, per la Francia, per gli Stati Uniti. Solo in Italia il governo ha tentato per giorni di negare la realtà per poi dichiarare una moratoria di un anno rispetto al proprio piano nucleare. Parole mentre gli atti, come il decreto sui criteri per la localizzazione dei siti, stanno continuando il loro percorso. Opportunismo sulla pelle dei cittadini, un tentativo di distrarre dal referendum che non farà molta strada. Noi saremo città per città a sostenere le ragioni del sì per fermare il nucleare e di una idea per il futuro del nostro paese che è nell`economia verde e in un piano nazionale fondato sull`efficienza energetica e sulle fonti rinnovabili.
Allo stesso modo siamo per il sì all`acqua pubblica e per il no alla privatizzazione forzata imposta dal governo Berlusconi e a questo uniamo una nostra proposta di legge.
Lo abbiamo denunciato più volte: il decreto Ronchi sottrae alle comunità locali la possibilità di scelta e le obbliga a svendere un patrimonio prezioso per la collettività. Crea le condizioni perché si realizzino monopoli privati in un settore come quello del servizio idrico integrato, fatto di acquedotti, fognature, depuratori, che per sua natura è sottratto alla possibilità di concorrenza dopo l`affidamento del servizio.
Intorno all`acqua pubblica c`è un interesse fondamentale per tutti noi, obiettivi irrinunciabili. La tutela di una risorsa scarsa e insostituibile per la vita. La garanzia a tutti, in ogni angolo del paese, di un servizio della massima qualità e a tariffe eque. Il rafforzamento del ruolo pubblico nella programmazione del servizio e degli investimenti, nella regolazione e nel controllo restituendo le scelte fondamentali ai cittadini attraverso i loro sindaci e affidando ad una autorità nazionale di controllo il compito di vigilare con poteri stringenti.
Ci vuole una visione di insieme, un quadro di regole certe che ridia stabilità a un settore così rilevante che è stato manomesso dai tanti frammentati interventi del governo Berlusconi. E insieme a questo va data priorità alla realizzazione degli investimenti con un`attenzione a facilitare con tariffe più basse le fasce sociali disagiate e le famiglie numerose.
Ciò che serve all`Italia è un piano paese per l`acqua, un programma ambizioso che garantisca che il servizio di depurazione funzioni nell`intero paese, che vengano ridotti sprechi e dispersioni dell`acqua, che sia migliorata la salvaguardia del territorio. Ci vuole una politica industriale per l`acqua, una sapiente gestione che unisca efficienza, efficacia, economicità, dimensioni di scala adeguate, tecnologie, competenze manageriali e organizzative. Solo così si potranno realizzare gli obiettivi di equità, solidarietà, riequilibrio territoriale, rispetto per l`ambiente e per le generazioni future che ci stanno a cuore.
Etichette:
Nazionale
mercoledì 16 marzo 2011
Riflessione sul 150° dell'unità d'Italia
Di Dario Franceschini
L'occasione delle celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell'unita' d'Italia offre lo spunto per una riflessione che si impone prima di altre: il nostro Paese e' molto piu' unito, coeso e solidale di quanto non si pensi. Certamente molto piu' unito di quanto non lo rappresenti la politica. E' utile domandarsi il perche'.
Eppure centocinquanta anni non sono trascorsi invano.
Abbiamo attraversato una storia difficile, a tratti tragica.
Siamo diventati tardi una Nazione e con ritardo, rispetto ad altri grandi paesi, abbiamo incontrato la democrazia. Ma e' difficile negare che proprio in questo percorso tormentato e difficile, la politica ha avuto un ruolo importante nella costruzione dell'identita' e dell'appartenenza ad un comune sentire. Ad una comunita'. E' un merito che va riconosciuto alle grandi tradizioni culturali e popolari di questo Paese.
Probabilmente in occasione delle celebrazioni di quest'anno si e' posto molto l'accento sull'inizio di questo percorso unitario. Le pagine esaltanti e gloriose del Risorgimento. Le grandi ed eroiche figure di quella stagione, le guerre d'indipendenza, i martiri. Tanti autori hanno indagato su quel tratto iniziale di strada che segna la storia d'Italia.
E tuttavia credo che sarebbe utile proiettare l'attenzione e l'interesse, anche storiografico, sui periodi successivi ed in particolare su quello della storia repubblicana, come elemento decisivo di quel processo di unificazione che ci ha condotto ad essere e a sentirci davvero una Nazione. In altre parole vorrei dire che c'e' un nesso inscindibile, non abbastanza evidenziato, tra democrazia e unita' del Paese.
L'unificazione reale, sociale, economica e culturale dell'Italia e' in strettissima connessione con i valori e i principi della Costituzione, ma anche con la traduzione concreta di quei valori e di quei principi nelle scelte politiche. Sia nell'azione dei diversi governi, sia nel confronto parlamentare. Penso alla stagione politica nella quale la collaborazione parlamentare tra le grandi forze popolari, di maggioranza e di opposizione, ha consentito grandi riforme dello stato sociale, in settori strategici come la sanita', il lavoro, la scuola. Riforme che hanno reso l'Italia piu' giusta e dunque piu' unita.
Questa capacita' della politica - pure attraverso contraddizioni, ritardi, opacita' che ci sono state - di lavorare per il bene comune come bene di tutti e non solo di una maggioranza e' apparsa indebolita. La politica troppo spesso oggi appare solo come scontro di potere, motivo di divisione. E forse non e' un caso che alla crisi della politica e alla caduta di credibilita' delle sue istituzioni corrisponda anche un indebolimento dell'immagine unitaria del Paese.
L'altra riflessione che sento necessaria, nel momento in cui celebriamo l'unita' d'Italia, riguarda l'Europa. Avrebbe poco senso celebrare la nostra unita' fuori dall'orizzonte dell'europeismo che resta la nostra bussola ideale, non solo il nostro interesse, se davvero crediamo nei valori di liberta' e di pace che ispirarono fin dall'inizio il sogno risorgimentale.
L'occasione delle celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell'unita' d'Italia offre lo spunto per una riflessione che si impone prima di altre: il nostro Paese e' molto piu' unito, coeso e solidale di quanto non si pensi. Certamente molto piu' unito di quanto non lo rappresenti la politica. E' utile domandarsi il perche'.
Eppure centocinquanta anni non sono trascorsi invano.
Abbiamo attraversato una storia difficile, a tratti tragica.
Siamo diventati tardi una Nazione e con ritardo, rispetto ad altri grandi paesi, abbiamo incontrato la democrazia. Ma e' difficile negare che proprio in questo percorso tormentato e difficile, la politica ha avuto un ruolo importante nella costruzione dell'identita' e dell'appartenenza ad un comune sentire. Ad una comunita'. E' un merito che va riconosciuto alle grandi tradizioni culturali e popolari di questo Paese.
Probabilmente in occasione delle celebrazioni di quest'anno si e' posto molto l'accento sull'inizio di questo percorso unitario. Le pagine esaltanti e gloriose del Risorgimento. Le grandi ed eroiche figure di quella stagione, le guerre d'indipendenza, i martiri. Tanti autori hanno indagato su quel tratto iniziale di strada che segna la storia d'Italia.
E tuttavia credo che sarebbe utile proiettare l'attenzione e l'interesse, anche storiografico, sui periodi successivi ed in particolare su quello della storia repubblicana, come elemento decisivo di quel processo di unificazione che ci ha condotto ad essere e a sentirci davvero una Nazione. In altre parole vorrei dire che c'e' un nesso inscindibile, non abbastanza evidenziato, tra democrazia e unita' del Paese.
L'unificazione reale, sociale, economica e culturale dell'Italia e' in strettissima connessione con i valori e i principi della Costituzione, ma anche con la traduzione concreta di quei valori e di quei principi nelle scelte politiche. Sia nell'azione dei diversi governi, sia nel confronto parlamentare. Penso alla stagione politica nella quale la collaborazione parlamentare tra le grandi forze popolari, di maggioranza e di opposizione, ha consentito grandi riforme dello stato sociale, in settori strategici come la sanita', il lavoro, la scuola. Riforme che hanno reso l'Italia piu' giusta e dunque piu' unita.
Questa capacita' della politica - pure attraverso contraddizioni, ritardi, opacita' che ci sono state - di lavorare per il bene comune come bene di tutti e non solo di una maggioranza e' apparsa indebolita. La politica troppo spesso oggi appare solo come scontro di potere, motivo di divisione. E forse non e' un caso che alla crisi della politica e alla caduta di credibilita' delle sue istituzioni corrisponda anche un indebolimento dell'immagine unitaria del Paese.
L'altra riflessione che sento necessaria, nel momento in cui celebriamo l'unita' d'Italia, riguarda l'Europa. Avrebbe poco senso celebrare la nostra unita' fuori dall'orizzonte dell'europeismo che resta la nostra bussola ideale, non solo il nostro interesse, se davvero crediamo nei valori di liberta' e di pace che ispirarono fin dall'inizio il sogno risorgimentale.
martedì 15 marzo 2011
Nucleare, la scelta sbagliata
Il terremoto giapponese mette in allarme il mondo sui rischi imponderabili che la scelta dell'atomo può provocare. Bersani: siamo stati, siamo e saremo contro il piano nucleare del governo.
Il terremoto in Giappone e l'allarme nucleare dopo le esplosioni nelle centrali di Fukushima e Tokai e Onagawa mettono in allarme la gestione l'intera gestione energetica mondiale e pongo nuovi interrogativi sull'effettivo e necessario uso dell'energia nucleare.
Mentre si piangono ancora le migliaia di morti in un numero crescente non ancora quantificabile, l'attenzione mondiale resta ancorata sugli effetti che l'esplosione del reattore numero 3 dell'impianto nucleare di Fukushima potrebbe provocare per il Giappone e i territori limitrofi. Attualmente le barre di combustibile non sono completamente sommerse dall'acqua di raffreddamento e questo fa sì che si possa creare un processo di fusione con conseguente creazione di idrogeno che, danneggiando le stesse barre, provocherebbe fuoriuscita di isotopi radioattivi. Questa mattina, ore italiane, nella terra del Sol Levante pioveva il che significava una minaccia per la popolazione viste le possibilità che le polveri si potessero spargere in un raggio molto più ampio.
Il paradosso più scontato sta proprio nell'analisi di una catastrofe accaduta in un paese all'avanguardia per tecnologia, sicurezza e edilizia: cosa sarebbe accaduto nel caso il terremoto avesse colpito un luogo con caratteristiche molto meno evolute. Cosa sarebbe accaduto, per assurdo, in Italia?
Già proprio quell'Italia che oggi è bloccata sui problemi giudiziari del premier come priorità assoluta da risolvere e dove un governo qualunquista rilancia in maniera del tutto superficiale la scelta nucleare come risposta al fabbisogno energetico. Qui non si deve decidere se il nucleare faccia bene o male, se sia “buono o cattivo”, qui si dichiara con fermezza che non si può considerare la scelta dell'atomo come andare al supermercato o prendere un caffè. È proprio l'imponderabile che arriva dal Giappone che fa aprire gli occhi ai governi un po' troppo permissivi e legati a ragioni di lucro che hanno poco a che vedere con la ricerca di nuove forme di approvvigionamento energetico.
La Francia, il paese europeo che ha adottato la scelta nucleare con più solerzia e convinzione, ha dichiarato di avere qualche perplessità circa le informazioni ufficiali che arrivano da Tokyo. Molto probabilmente quelli del governo giapponese sono dati molto al ribasso rispetto la reale minaccia di radiazione. Ma la scelta nipponica non è troppo da biasimare se vista nell'intento di evitare scene di panico collettivo o allarmi che potrebbero essere più nocivi dell'effettiva gravità della situazione.
Questi sono solo alcune immediate considerazioni che dovrebbero far riflettere il governo italiano sulla faciloneria con cui ha indicato l'atomo come la panacea del fabbisogno energetico del Bel Paese.
"In questo momento - ha detto il segretario del PD, Pier Luigi Bersani - rivolgiamo un pensiero a quegli eroi che stanno cercando di contenere i danni e mettere sotto controllo le centrali" in Giappone. "Quanto a noi, siamo stati, siamo e saremo contro il piano nucleare del governo".
Il terremoto in Giappone e l'allarme nucleare dopo le esplosioni nelle centrali di Fukushima e Tokai e Onagawa mettono in allarme la gestione l'intera gestione energetica mondiale e pongo nuovi interrogativi sull'effettivo e necessario uso dell'energia nucleare.
Mentre si piangono ancora le migliaia di morti in un numero crescente non ancora quantificabile, l'attenzione mondiale resta ancorata sugli effetti che l'esplosione del reattore numero 3 dell'impianto nucleare di Fukushima potrebbe provocare per il Giappone e i territori limitrofi. Attualmente le barre di combustibile non sono completamente sommerse dall'acqua di raffreddamento e questo fa sì che si possa creare un processo di fusione con conseguente creazione di idrogeno che, danneggiando le stesse barre, provocherebbe fuoriuscita di isotopi radioattivi. Questa mattina, ore italiane, nella terra del Sol Levante pioveva il che significava una minaccia per la popolazione viste le possibilità che le polveri si potessero spargere in un raggio molto più ampio.
Il paradosso più scontato sta proprio nell'analisi di una catastrofe accaduta in un paese all'avanguardia per tecnologia, sicurezza e edilizia: cosa sarebbe accaduto nel caso il terremoto avesse colpito un luogo con caratteristiche molto meno evolute. Cosa sarebbe accaduto, per assurdo, in Italia?
Già proprio quell'Italia che oggi è bloccata sui problemi giudiziari del premier come priorità assoluta da risolvere e dove un governo qualunquista rilancia in maniera del tutto superficiale la scelta nucleare come risposta al fabbisogno energetico. Qui non si deve decidere se il nucleare faccia bene o male, se sia “buono o cattivo”, qui si dichiara con fermezza che non si può considerare la scelta dell'atomo come andare al supermercato o prendere un caffè. È proprio l'imponderabile che arriva dal Giappone che fa aprire gli occhi ai governi un po' troppo permissivi e legati a ragioni di lucro che hanno poco a che vedere con la ricerca di nuove forme di approvvigionamento energetico.
La Francia, il paese europeo che ha adottato la scelta nucleare con più solerzia e convinzione, ha dichiarato di avere qualche perplessità circa le informazioni ufficiali che arrivano da Tokyo. Molto probabilmente quelli del governo giapponese sono dati molto al ribasso rispetto la reale minaccia di radiazione. Ma la scelta nipponica non è troppo da biasimare se vista nell'intento di evitare scene di panico collettivo o allarmi che potrebbero essere più nocivi dell'effettiva gravità della situazione.
Questi sono solo alcune immediate considerazioni che dovrebbero far riflettere il governo italiano sulla faciloneria con cui ha indicato l'atomo come la panacea del fabbisogno energetico del Bel Paese.
"In questo momento - ha detto il segretario del PD, Pier Luigi Bersani - rivolgiamo un pensiero a quegli eroi che stanno cercando di contenere i danni e mettere sotto controllo le centrali" in Giappone. "Quanto a noi, siamo stati, siamo e saremo contro il piano nucleare del governo".
Etichette:
Nazionale
mercoledì 2 marzo 2011
Paolucci: decisiva la sfida delle alleanze. Il segretario interviene sul ruolo guida del Pd e gli scontri che lacerano il centrosinistra
PESCARA. «Il Partito democratico può lanciare la sfida del governo se sarà capace di stringere alleanze con la società abruzzese. Per riuscire in questo obiettivo, deve compiere ulteriori sforzi nella elaborazione di una linea politica chiara, che preveda una selezione seria di chi, da dentro il partito, ambisce a governare una comunità senza riprodurre vecchi vizi». Il segretario regionale del Pd, Silvio Paolucci, interviene per fare chiarezza su alcuni dissidi che lacerano il partito e rendono più difficile tracciare un quadro delle alleanze in una fase politica molto delicata per l’Abruzzo.
A che punto è l’elaborazione, e quali prospettive indica il Pd in vista di un ricambio della guida politica in Abruzzo?
«Innanzitutto, il Pd d’Abruzzo è in campo. E probabilmente, insieme ad altre forze, oggi sarebbe in grado di vincere le elezioni regionali. Un miracolo, se ci ricordiamo cosa è avvenuto nell’orribile 2008. Ma più che un miracolo è un merito conquistato per essere stati sempre presenti sulle principali questioni della comunità regionale: vertenza Abruzzo, sanità, ricostruzione dell’Aquila e macroregione Adriatica».
Cosa invece non ha funzionato, visti i continui fronti problematici aperti in diversi Comuni importanti alla vigilia del voto amministrativo?
«E’ un dato di fatto che abbiamo gruppi dirigenti troppo spesso legati a logiche del passato, che vivono e praticano la politica secondo gli schemi dei partiti di provenienza e non secondo ciò che il Pd vuole essere».
Emerge una difficoltà a sfondare anche nell’elettorato giovanile, così come attingere energie dall’esterno?
«Il basso tasso di rinnovamento della politica è dovuto alla destrutturazione della società: i nostri giovani, privi ormai di troppi diritti, non hanno accesso alla possibilità di dedicare tempo e passione alla politica. Persino sulla scelta dei candidati sindaci, si chiede più l’intervento delle segreterie che la partecipazione dei cittadini. Insomma, vecchi schemi».
Come se ne esce?
«Il dato su cui riflettere è che in una parte del gruppo dirigente abruzzese non ci sia ancora la consapevolezza che la scelta del Pd è irreversibile e che è quindi dovere del partito trasmettere ai militanti più giovani senso di appartenenza, generosità e capacità di mettersi in gioco. Spetta invece ai dirigenti, che più hanno avuto dal partito, in termini di ruoli e incarichi, dare il buon esempio ai più giovani che in politica avranno meno spazi e meno garanzie come già accade nel resto della società»
Chi entra in politica è mosso spesso da interessi e opportunità personali più che da un’autentica voglia di cambiamento.
«Bisogna insegnare ai giovani che la selezione della classe dirigente avviene sulla base delle capacità, di ciò che si realizza ogni giorno nel rapporto con le persone e la società, non tramite le conte interne. Peggio ancora l’idea e la pratica di utilizzare il partito come un autobus: si sale e si scende a seconda delle convenienze».
Torniamo al rebus delle alleanze a sinistra, cosa c’è che non va?
«E’ un dato di fatto che da parte dei partiti alleati viene sul territorio troppo spesso una spinta a dividere, anziché a unire, con un eccessivo trasformismo di chi rivendica moralismo ed etica politica ma non la pratica affatto».
Perché accade questo?
«Occorre superare i limiti che ancora ostinatamente vogliono legarci al passato. Come si fa? Attraverso un confronto che se serve va condotto sino in fondo. Ed è quello che in realtà sta avvenendo. Sarà utile all’Abruzzo. Ne sono convinto».
Confronto che però non si traduce sempre in risultati utili.
«Ci sono i casi negativi, su cui siamo dovuti intervenire con decisioni coraggiose, ma anche tanti esempi positivi di rinnovamento del gruppo dirigente. E’ accaduto a Lanciano, dove conPupillo abbiamo riaperto la partita con un candidato scelto dalle primarie di coalizione».
Perché urge la necessità di un’alleanza credibile?
«Perché abbiamo una giunta regionale che non ha mai avuto in tutto il dopoguerra i poteri che ha oggi, eppure mai nessuna giunta ha ottenuto così scarsi risultati. Il Pd è pronto a proporsi di nuovo come classe di governo, insieme con una larga alleanza di forze riformiste e democratiche. Abbiamo competenze, intelligenze e idee per farlo. Iscritti, militanti, elettori e amministratori. La missione non è impossibile».
Da Il Centro del 27 febbraio 2011
giovedì 24 febbraio 2011
Centro Oli? No grazie!
Così titolava l'articolo a pagina 3 del n.1/2008 del periodico "Riparliamone" in cui venivano riportate le ragioni del "NO" al Centro Oli di Ortona da parte di Mauro Petrucci "Sindaco".
Oggi, con le dichiarazioni apparse alcuni giorni fà sui mezzi d'informazione, Mauro Petrucci "Assessore" cambia opinione e rompe il patto stipulato con i cittadini di Ripa Teatina e dell'Unione dei Comuni delle Colline Teatine.
A pagina 3 le considerazioni di Mauro Petrucci "Sindaco" nel 2008:
http://www.comune.ripateatina.ch.it/ev/images/Riparliamone10.pdf
Le considerazioni di Mauro Petrucci "Assessore" oggi:
PETRUCCI APRE AD ENI: «CHIETI COME DUBAI»
Alcuni motivi per dire NO AL CENTRO OLI:
10 anni di "effetti collaterali" del petrolio in Val d'Agri
L'ENI sotto processo a Viggiano
Oggi, con le dichiarazioni apparse alcuni giorni fà sui mezzi d'informazione, Mauro Petrucci "Assessore" cambia opinione e rompe il patto stipulato con i cittadini di Ripa Teatina e dell'Unione dei Comuni delle Colline Teatine.
E' POSSIBILE CHE ESSENDO NOI IN UNA SITUAZIONE DI CRISI DOBBIAMO SVENDERE IL NOSTRO INVIDIATO ECOSISTEMA?
POI PER QUANTI PER QUANTI POSTI DI LAVORO?
L'ESPERIENZA IN VAL D'AGRI NON E' SERVITA?
POI PER QUANTI PER QUANTI POSTI DI LAVORO?
L'ESPERIENZA IN VAL D'AGRI NON E' SERVITA?
A pagina 3 le considerazioni di Mauro Petrucci "Sindaco" nel 2008:
http://www.comune.ripateatina.ch.it/ev/images/Riparliamone10.pdf
Le considerazioni di Mauro Petrucci "Assessore" oggi:
PETRUCCI APRE AD ENI: «CHIETI COME DUBAI»
Alcuni motivi per dire NO AL CENTRO OLI:
10 anni di "effetti collaterali" del petrolio in Val d'Agri
L'ENI sotto processo a Viggiano
domenica 20 febbraio 2011
L'AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI RIPA TEATINA TAGLIA I FONDI ALLE POLITICHE GIOVANILI
Al termine del 2007, la Regione Abruzzo, con l’Avviso Pubblico “Protagonismo giovanile e partecipazione attiva”, invitava gli Enti Pubblici a presentare progetti per la concessione di contributi, provenienti dalle risorse del Fondo per le Politiche Giovanili 2007, disposto dal Ministero per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive, al fine di rendere protagonisti i giovani abruzzesi nella ideazione, progettazione, realizzazione e gestione di interventi innovativi, volti a valorizzare la partecipazione ed il protagonismo dei giovani appartenenti alla fascia di età compresa tra i 15 ed i 29 anni.
L'Amministrazione Comunale predispose il progetto “Coenobium Ripae” per richiedere la concessione di un contributo finalizzato all’attivazione di un Centro polifunzionale, ubicato presso l’edificio ex Convento, rivolto ai “giovani creativi” residenti ed appartenenti alla fascia di età compresa tra i 15 ed i 29 anni e gestito dagli iscritti alla Consulta Giovanile.
In data 05/01/2011 l'Amministrazione Comunale di Ripa Teatina restituisce alla Regionale Abruzzo la somma di euro 17.542,87, concessa quale acconto per il progetto “Coenobium Ripae” approvato nell’ambito del Fondo Nazionale per le Politiche Giovanili.
Stando alle recenti notizie di cronaca riportate sui quotidiani locali, si assiste ad un allarmante disagio tra i giovani di Ripa Teatina, a conferma di quanto già evidenziatosi in occasione delle scorribande con atti vandalici che si manifestarono a Ripa Teatina la notte tra il 23 e 24 gennaio 2010.
Allora, ritenevamo che era compito delle amministrazioni locali in collaborazione con gli enti formativi, culturali e ricreativi presenti sul territorio, attivare politiche finalizzate al recupero dei giovani, politiche mirate che ponessero in primo piano proprio il giovane e i suoi bisogni e ci confortava che questo fosse lo stesso indirizzo adottato da questa Amministrazione attraverso i ragazzi della Consulta Giovanile, ma purtroppo, con la bocciatura di questo progetto, oggi, ci dobbiamo ricredere, visto che l'Amministrazione Comunale ha preferito indirizzare fondi verso altri interessi penalizzando di fatto le Politiche Giovanili.
DETERMINAZIONE N.1/B Del 05-01-11 "RIMBORSO REGIONE ABRUZZO CONTRIBUTO PER PROGETTO COENOBIUM RIPAE"
L'Amministrazione Comunale predispose il progetto “Coenobium Ripae” per richiedere la concessione di un contributo finalizzato all’attivazione di un Centro polifunzionale, ubicato presso l’edificio ex Convento, rivolto ai “giovani creativi” residenti ed appartenenti alla fascia di età compresa tra i 15 ed i 29 anni e gestito dagli iscritti alla Consulta Giovanile.
In data 05/01/2011 l'Amministrazione Comunale di Ripa Teatina restituisce alla Regionale Abruzzo la somma di euro 17.542,87, concessa quale acconto per il progetto “Coenobium Ripae” approvato nell’ambito del Fondo Nazionale per le Politiche Giovanili.
Stando alle recenti notizie di cronaca riportate sui quotidiani locali, si assiste ad un allarmante disagio tra i giovani di Ripa Teatina, a conferma di quanto già evidenziatosi in occasione delle scorribande con atti vandalici che si manifestarono a Ripa Teatina la notte tra il 23 e 24 gennaio 2010.
Allora, ritenevamo che era compito delle amministrazioni locali in collaborazione con gli enti formativi, culturali e ricreativi presenti sul territorio, attivare politiche finalizzate al recupero dei giovani, politiche mirate che ponessero in primo piano proprio il giovane e i suoi bisogni e ci confortava che questo fosse lo stesso indirizzo adottato da questa Amministrazione attraverso i ragazzi della Consulta Giovanile, ma purtroppo, con la bocciatura di questo progetto, oggi, ci dobbiamo ricredere, visto che l'Amministrazione Comunale ha preferito indirizzare fondi verso altri interessi penalizzando di fatto le Politiche Giovanili.
DETERMINAZIONE N.1/B Del 05-01-11 "RIMBORSO REGIONE ABRUZZO CONTRIBUTO PER PROGETTO COENOBIUM RIPAE"
martedì 8 febbraio 2011
10 FEBBRAIO, GIORNO DEL RICORDO
L'Associazione Riformando, il 10 febbraio parla di una terra adriatica , l'Istria, nel giorno del ricordo dell' esodo giuliano dalmata.
"È un libro di sogni e bisogni di fedeltà alle radici, di omaggio non formale alla bellezza dei paesaggi naturali e umani, un libro sul piacere dell’amicizia e della buona tavola, di sogni, bisogni di condivisione, di pace e pacificazione, di voglia di dimenticare o almeno superare i torti subiti per poter continuare a guardare avanti: tutti insieme, tenendosi per mano, come nella bellissima canzone di Sergio Endrigo, per fare un girotondo intorno al mondo salvandolo dagli odi inutili e assassini, dalle invidie sterili e cattive, dalle guerre, dalla tentazione di depredare la natura in nome del qui e ora dimenticando la necessità di lasciare un futuro alle generazioni che verranno. È bello incontrare un libro come questo, che è poi una fotografia fedelissima del suo autore: forse, chi sa, insieme si può… O almeno si può tentare di farlo, cominciando dal ricostruire, prima di tutto dentro di noi, la più grave delle perdite subite negli ultimi anni: la speranza."
Dalla prefazione di Anna Maria Mori
"È un libro di sogni e bisogni di fedeltà alle radici, di omaggio non formale alla bellezza dei paesaggi naturali e umani, un libro sul piacere dell’amicizia e della buona tavola, di sogni, bisogni di condivisione, di pace e pacificazione, di voglia di dimenticare o almeno superare i torti subiti per poter continuare a guardare avanti: tutti insieme, tenendosi per mano, come nella bellissima canzone di Sergio Endrigo, per fare un girotondo intorno al mondo salvandolo dagli odi inutili e assassini, dalle invidie sterili e cattive, dalle guerre, dalla tentazione di depredare la natura in nome del qui e ora dimenticando la necessità di lasciare un futuro alle generazioni che verranno. È bello incontrare un libro come questo, che è poi una fotografia fedelissima del suo autore: forse, chi sa, insieme si può… O almeno si può tentare di farlo, cominciando dal ricostruire, prima di tutto dentro di noi, la più grave delle perdite subite negli ultimi anni: la speranza."
Dalla prefazione di Anna Maria Mori
martedì 1 febbraio 2011
Assemblea nazionale a Roma il 4 e 5 febbraio per varare le proposte per l’Italia
Il presidente dell'Assemblea del Partito democratico, Rosy Bindi, d’intesa con il segretario Pier Luigi Bersani, ha convocato l’Assemblea Nazionale del Pd per venerdì 4 e sabato 5 febbraio a Roma.
L’assemblea si svolgerà presso la nuova Fiera di Roma e avrà al centro le proposte del partito per la riscossa dell’Italia. L’assemblea si aprirà venerdì alle 14 e si concluderà sabato pomeriggio con le conclusioni del segretario Bersani su “Il Pd e il progetto per l’Italia”.
http://beta.partitodemocratico.it/assemblearoma
mercoledì 26 gennaio 2011
27 gennaio 2011 - Giorno della Memoria
La frase dello scrittore Primo Levi "meditate che questo è stato" e l'immagine del polso di un detenuto in un lager con tatuato il numero identificativo di prigionia sono stati scelti dal Partito Democratico per ricordare l'Olocausto.
Il 27 gennaio è il giorno della Memoria, memoria dell’Olocausto, memoria delle atrocità compiute dall’uomo sull’uomo, memoria del male assoluto.
Un male che ha mietuto milioni di vite:
Ebrei 5 - 9 milioni.
Polacchi non ebrei 1,8 - 2 milioni
Rom e Sinti 220 - 500 mila
Disabili e Pentecostali 200 - 250 mila
Testimoni di Geova 2 - 5 mila
Dissidenti politici 1,5 - 2 milioni
Slavi 1 - 2,5 milioni
Prigionieri di guerra Sovietici 2 - 3 milioni.
TOTALE 12,25 - 17,75 MILIONI di esseri umani.
Polacchi non ebrei 1,8 - 2 milioni
Rom e Sinti 220 - 500 mila
Disabili e Pentecostali 200 - 250 mila
Testimoni di Geova 2 - 5 mila
Dissidenti politici 1,5 - 2 milioni
Slavi 1 - 2,5 milioni
Prigionieri di guerra Sovietici 2 - 3 milioni.
TOTALE 12,25 - 17,75 MILIONI di esseri umani.
Nonostante questo male sia stato sconfitto il 27 gennaio del 1945 svelato dalle atrocità di Auschwitz, mai è stato debellato, il male che porta il nome di “Antisemitismo”.
La Giornata della Memoria deve essere qualcosa di molto attuale e non un rituale, un’azione attiva e non la celebrazione di una storia immobile e lontana nel tempo.
Bisogna impedire la negazione della storia e ostacolare l’ingiustificabile capovolgimento della realtà, il pericolo esiste, e non va sottovalutato, una tragedia come quella delle camere a gas, dello sterminio di ebrei, zingari, omossessuali, non può essere negata, eppure, ancora oggi, c'è chi continua ad impedire che la memoria porti con sé i semi della verità.
In una società addormentata e distratta da falsi problemi e con una crisi economica dalle conseguenze gravissime dobbiamo impegnarci per isolare ogni tentativo di intolleranza e discriminazione, la memoria deve essere il vaccino al virus dell’antisemitismo, il vaccino contro l’indifferenza, contro il rischio che esploda e che infetti il corpo fragile della società e con esso il rischio di diffondersi in altre forme di crimini contro l’umanità.
Quindi, il ricordare diventa un dovere etico il cui significato deve essere tramandato di generazione in generazione a testimonianza di un evento tragico che dovrà per sempre rimanere quale monito nella memoria delle generazioni future, perché ciò che è stato interroghi ancora oggi le nostre coscienze per non dimenticare che odio e pregiudizio sono le cause che l’hanno determinato, dal momento che l'intolleranza, il pregiudizio, la violenza razziale, religiosa ed omofoba non sono state estirpate, ma sopravvivono anche nel presente.
Lo stesso Primo Levi ribadiva come resta sempre costante il rischio che quella catastrofe si riproponga: “E’ avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire“ (dal libro “i sommersi e i salvati”).
Per chi è chiamato ad assolvere responsabilità nella politica come nella società, deve sentire su di sé l’impegno morale di non alimentare mai questi sentimenti, deve sentire l’urgenza morale di unire e non di dividere e di aiutare la comprensione reciproca.
Il contributo del Partito Democratico:
Il contributo di Graziano Esposito:
La violenza inutile.Istituita con una legge dello Stato soltanto undici anni fa, il Giorno della Memoria, a detta anche di autorevoli commentatori, rischia un pericoloso scivolamento nella retorica o nella ritualità dei ricordi facendo venir meno lo scopo iniziale della Giornata, ossia ricordare per creare una coscienza umana come antidoto per ogni violenza, persecuzione e discriminazione.
Sicuramente Levi è, tra i superstiti di Auschwitz, quello che ha più impegnato la propria esistenza a far conoscere tutto il male della Shoah.
Nel cap. V della sua ultima opera “I sommersi e i salvati”, Levi traccia uno spaccato delle violenze che erano perpetrate nei lager. Violenza inutile. Perché esiste una violenza utile? Purtroppo sì.
La morte, anche non provocata, anche la più clemente, è una violenza, ma è tristemente utile, né è inutile, in generale, l’assassinio.
Messi da parte i casi di follia omicida, chi uccide sa perché lo fa: per denaro, per sopprimere un nemico vero o presunto, per vendicare un’offesa. Le guerre sono detestabili, sono un pessimo modo per risolvere le controversie tra nazioni o tra fazioni, ma non si possono definire inutili.
Ora io credo che i dodici anni hitleriani abbiano condiviso la loro violenza con molti altri spazi-tempi storici, ma che siano stati caratterizzati da una diffusa violenza inutile, fine a se stessa, volta unicamente alla creazione di dolore.
All’inizio della sequenza del ricordo sta il treno che ha segnato la partenza verso l’ignoto: non solo per ragioni cronologiche, ma anche per la crudeltà gratuita con cui erano impiegati a uno scopo inconsueto quegli (altrimenti innocui) convogli di comuni carri merci.
Ora, cinquanta persone in un vagone merci stanno molto a disagio, possono sdraiarsi tutte simultaneamente per riposare, ma solo corpo a corpo. Se sono cento o più, anche un viaggio di poche ore è un inferno, si deve stare in piedi o accovacciati a turno.
La nudità del vagone era totale. Le autorità tedesche non provvedevano letteralmente a nulla: né viveri, né acqua, né stuoie o paglia sul pavimento di legno, né recipienti per i bisogni corporali, e neppure si curavano di avvertire le autorità locali dei campi di raccolta, di provvedere in qualche modo. Un avviso non sarebbe costato nulla: ma appunto, questa sistematica negligenza si risolveva in un’inutile crudeltà, in una deliberata creazione di dolore che era fine a se stessa.
Da Westerbork, in Olanda, partirono novantatré treni con un migliaio di deportati per ogni treno. I superstiti furono circa cinquecento.
Qualche volta il convoglio veniva fermato in qualche stazione e venivano aperte le porte dei vagoni.
Ai prigionieri era concesso di scendere per i bisogni impellenti, ma di rimanere nei pressi dei binari.
Le SS della scorta non nascondevano il loro divertimento nel vedere uomini e donne accovacciarsi dove potevano, e i passeggeri tedeschi esprimevano apertamente il loro disgusto: gente come questa meritava il suo destino, basta vedere come si comportano, non sono essere umani ma bestie, porci; è evidente come la luce del sole.
Ma come affermava Levi, tutto ciò era solo il prologo. Nella vita che doveva seguire, nel ritmo quotidiano del lager, l’offesa al pudore rappresentava, almeno all’inizio, una parte importante della sofferenza globale.
Non era facile né indolore abituarsi all’enorme latrina collettiva, ai tempi stretti e obbligati, alla presenza davanti a te dell’aspirante alla successione.
Tuttavia, entro poche settimane il disagio si attenuava fino a sparire; sopravveniva (non per tutti!) l’assuefazione, il che è un modo caritatevole di affermare che la trasformazione da essere umani in animali era sulla buona strada.
Probabilmente questa trasformazione da esseri umani in animali non è stata mai progettata né formulata chiaramente. Era una conseguenza logica del sistema. Un regime disumano diffonde ed estende la sua disumanità in tutte le direzioni, anche e specialmente verso il basso.
Le donne di Birkenau raccontano che, una volta conquistata una gamella (una grossa scodella di lamiera smaltata), se ne dovevano servire per tre usi distinti: per riscuotere la zuppa quotidiana, per evacuarvi di notte, e per lavarsi quando c’era l’acqua ai lavatoi.
Appena arrivati al campo, l’offesa al pudore continuava con la costrizione alla nudità. Nudità che non riguardava soltanto l’abbigliamento ma anche i capelli e tutti gli altri peli. Un uomo nudo e scalzo si sente i nervi e i tendini recisi: è una preda inerme. Gli abiti, anche quelli più immondi sono una difesa tenue ma indispensabile. Chi non li ha non percepisce più se stesso come un essere umano, bensì come un verme che sa di poter essere schiacciato da un momento all’altro.
Esiste un’invenzione che è nata proprio ad Auschwitz: il tatuaggio.
Di per sé l’operazione era poco dolorosa e durava soltanto qualche minuto, ma era traumatica.
Il suo significato simbolico era chiaro a tutti: questo è un segno indelebile, di qui non uscirete più; questo è il marchio che s’imprime agli schiavi e al bestiame destinati al macello, e tali voi siete diventati. Non avete più un nome. Questo è il vostro nuovo nome.
Anche la violenza del tatuaggio era una violenza gratuita, fine a se stessa, pura offesa.
Non bastavano i tre numeri di tela cuciti ai pantaloni, alla giacca e al mantello invernale? No, non bastavano, occorreva un messaggio non verbale, affinché l’innocente sentisse sulla sua carne la sua condanna.
Primo Levi, a questo punto, si pone la domanda: se gli ebrei dovevano morire perché i nazisti non hanno ucciso le loro vittime dove li trovavano, cosa sicuramente più economica, anziché affannarsi a trascinarli con i loro treni per portarli a morire lontano, dopo un viaggio insensato?
Veramente si è indotti a pensare che la scelta imposta dall’alto fosse quella che comportava la massima afflizione, il massimo spreco di sofferenze fisiche e morali. Il nemico non soltanto doveva morire, ma morire nel tormento.
L’estrema umiliazione avveniva sulle spoglie umane dopo la morte. I trattamenti cui erano sottoposti nei lager volevano esprimere che non si trattava di resti umani, ma di materia bruta, indifferente, buona, nel migliore dei casi per qualche impiego commerciale.
Le ceneri umane provenienti dai forni crematori, tonnellate il giorno, erano facilmente riconoscibili come tali, poiché contenevano spesso denti o vertebre.
Ma nonostante ciò furono usati per vari scopi: per colmare terreni paludosi, come isolante termico nelle intercapedini di costruzioni di legno, come fertilizzante fosforico, in modo particolare furono impiegate al posto della ghiaia per rivestire i sentieri del villaggio delle SS situato accanto al campo.
Qui Levi chiosa, con macabra ironia, che non sa se per pura callosità, o se non invece, perché, per la sua stessa origine, quello era materiale da calpestare. A conclusione del suo drammatico capitolo sulla “violenza inutile”, Levi richiama alcune battute tratte dall’intervista che la scrittrice Gitta Sereny fece a Franz Stangl, ex comandante del lager di Treblinka (intervista tratta dal libro “In quelle tenebre”, Adelphi, Milano, 1975, p.135): “Visto che li avreste uccisi tutti… che senso avevano le umiliazioni, le crudeltà? ” chiese la scrittrice a Stangl detenuto nelle carceri di Dussendorf. Questa fu la risposta: ”Per condizionare quelli che dovevano eseguire materialmente le operazioni. Per rendere possibile fare ciò che facevano”. In altre parole, prima di morire, la vittima deve essere degradata, affinché l’uccisore senta meno il peso della sua colpa. E’ una spiegazione non priva di logica, ma che grida al cielo: è l’unica utilità della violenza inutile.
La difficoltà del testimone è accentuata dal fatto che loro sono costretti a raccontare episodi di una crudeltà così enorme e di così grandi proporzioni da sembrare delle esagerazioni inverosimili. Questa difficoltà era stata prevista in anticipo dagli stessi colpevoli.
Come riferisce Primo Levi, molti sopravvissuti ricordano che i militari delle SS si divertivano ad ammonire cinicamente i prigionieri: ”In qualunque modo questa guerra finisca, la guerra contro di voi l’abbiamo vinta noi; nessuno di voi rimarrà per portare testimonianza, ma se qualcuno scampasse, il mondo non gli crederà, forse ci saranno sospetti, discussioni, ricerche di storici, ma non ci saranno certezze, perché noi distruggeremo le prove insieme con voi.
E quando anche qualche prova dovesse rimanere, e qualcuno di voi sopravvivere, la gente dirà che i fatti che voi raccontate sono troppo mostruosi perché siano creduti: dirà che sono esagerazioni della propaganda alleata, e crederà a noi che negheremo tutto e non a voi. La storia dei lager, saremo noi a dettarla”.
Etichette:
Nazionale
giovedì 23 dicembre 2010
NATALE 2010
Il Bambino che nasce nella povertà di Betlem porta oggi un profondo segno di speranza per ogni uomo della terra.
Ma speranza non è rassegnazione, non è un sogno o illusione.
La Speranza non riguarda il futuro inteso come tempo lontano e ignoto.
Speranza è il momento presente.
E’ fiducia nell'oggi che ci impegna per avere un domani migliore.
Speranza è lavorare insieme per l'avanzare della giustizia.
Speranza politica è capacità di migliorare insieme.
E’ intendere la politica come servizio.
Politica come opportunità perché al debole non siano negati i suoi diritti.
E’ la fiducia di poter vedere superata la consueta politica dell’apparire con la faticosa politica del fare quotidiano.
Buon Natale e Buona Speranza
giovedì 9 dicembre 2010
La piazza dell'Italia che vuole cambiare
Sabato 11 dicembre tutti a Roma in piazza San Giovanni: sarà la festa della liberazione dal berlusconismo
Sulla grande manifestazione organizzata dal Partito democratico a Roma il prossimo sabato 11 dicembre, il Pd non lancia numeri a caso ma si attende una grande partecipazione e la piazza San Giovanni gremita di gente perché come ha dichiarato ai giornalisti Nico Stumpo, responsabile organizzazione del Partito: “Chi partecipa potrà dire il giorno dopo c'ero anch'io”.
Ecco i dati della manifestazione: imponente è già la base di partenza, costituita dai 93mila militanti. Per questo sono previsti due cortei: uno partirà da piazzale dei Partigiani e uno da piazza della Repubblica, dalle ore 14.00, cortei che si riuniranno alle 15,30 a piazza san Giovanni dove è atteso il comizio finale del Segretario del Pd Pierluigi Bersani. Arriveranno da tutta Italia, 18 treni speciali e i 1500 pullman che giungeranno a Roma sabato mattina.
Da Piemonte e Basilicata sono state organizzate anche due bande musicali, che si uniranno ai due cortei, ai quali parteciperanno anche una rappresentanza del forum immigrazione del Pd, dei giovani democratici e del forum donne. Dal Piemonte, poi, arriveranno anche 20 pullman del Movimento dei moderati. A questi si aggiungeranno le adesioni non organizzate, provenienti da fuori città e dalla Capitale e mobilitazioni sono previste anche all'estero, da Sidney a Zurigo, quest'ultima collegata via satellite con Roma. Ai partecipanti saranno distribuiti come gadget ombrelli e scaldacollo con le insegne del Partito democratico.
Sarà una grande festa per gli italiani che vi parteciperanno, con momenti di musica ed altri di riflessione. Sul palco, che l'organizzazione del Pd sta già cominciando a montare in piazza San Giovanni, saliranno tanti famosi artisti italiani: Neffa, con la canzone 'Cambiera' che è già colonna sonora di molte iniziative Pd; Simone Cristicchi; il trombettista jazz Roy Paci; la cantautrice Nina Zilli e la Med Free Orkestra. Anche dei semplici cittadini rappresentativi di diverse generazioni, daranno il loro contributo alla manifestazione del Partito democratico, leggendo alcuni articoli della Costituzione della Repubblica italiana, che sarà quindi l'altra grande protagonista della manifestazione di San Giovanni.
Infine chiuderà la manifestazione il Segretario Pier Luigi Bersani, l’unico rappresentante del Pd ad intervenire alla kermesse del Partito. Il leader democratico chiederà uno sforzo comune per liberare il Paese da Berlusconi ma guarderà anche avanti, delineando l'Italia che sarà. Gli altri dirigenti democratici assisteranno all'evento in uno spazio ai piedi del palco. La manifestazione sarà seguita in diretta da Rai news 24, da Sky, dalla tv del Partito democratico: Youdem oltre che da una serie di altri social network.
"Per sabato si prevede una partecipazione molto alta, sarà una manifestazione di svolta, e prima di tutto una festa di liberazione dal berlusconismo”, ha dichiarato alla stampa Stefano Di Traglia, Responsabile comunicazione del Pd. Ai giornalisti che gli hanno chiesto: “Sarà una spallata?”, Di Traglia ha risposto: "Ci proviamo, la manifestazione è a due giorni dal voto della mozione di sfiducia al governo e tutti coloro che parteciperanno, vogliono che l'esecutivo cada, ma non vogliono solo la protesta, vogliono come noi che si apra una fase nuova nel Paese per poter finalmente immaginare una nuova Italia, per questo lo slogan della manifestazione è 'Con l'Italia che vuole cambiare'”.
Riguardo la partecipazione di altri leader dell’opposizione alla manifestazione contro le politiche del governo Berlusconi, dalla sede del Pd al Nazareno non si pongono obiezioni: "Chiunque voglia venire è il benvenuto", dichiarano gli esponenti del Pd alla stampa.
Etichette:
Nazionale
giovedì 18 novembre 2010
SCUOLA: PER IL SINDACO, UN PROBLEMA DI EMOTIVITA'
Di seguito l'articolo del quotidiano "Il Messaggero" del 18 novembre 2010:
"Non si è fatta attendere la replica del sindaco di Ripa Mauro Petrucci, dopo la denuncia del gruppo di genitori sulle condizioni della scuola. «Forse - dice - i genitori che sbandierano dati e leggi ai giornali si sono fatti prendere troppo dall’emotività o, peggio, da altro. L’edificio dove i loro e i nostri figli vanno a scuola ha circa quarant’anni, età media delle strutture a Ripa e secondo la verifica di vulnerabilità sismica che abbiamo affidato a tecnici competenti all’inizio dell’anno scolastico non presenta condizioni di pericolo. Gli unici interventi immediati che sono stati consigliati riguardano l’isolamento delle passerelle sul lato della strada e la riparazione di alcune tamponature, ma non ci sono problemi da un punto di vista strutturale. Il Rapporto Barbieri è un censimento qualitativo».
E dopo le rassicurazioni anche le scelte. «L’Amministrazione comunale di Ripa si sta muovendo per la realizzazione di un polo scolastico nuovo che non potrà sorgere come i genitori chiedono nel vecchio campo sportivo di San Rocco per questioni di viabilità: lì il traffico sarebbe troppo sostenuto e in concomitanza con gli orari di entrata e di uscita da scuola si creerebbero ingorghi. Vedrà invece la luce in uno dei terreni inutilizzati di proprietà dell’Asl, nella zona nuova del paese».
Mauro Petrucci assicura poi che non verrà utilizzata la struttura già esistente della Asl di cui parlavano i genitori definendola inagibile, ma che si procederà a una costruzione ex-novo in almeno uno dei tre ettari di terreno in viale Europa, garantendo anche uno standard di verde superiore ai bambini. «La proposta è stata inserita nel piano triennale - spiega il sindaco - stiamo trattando con la Asl, ma sui tempi di realizzazione non mi sbilancio, non c’è carattere d’urgenza, ripeto: la struttura che ospita attualmente la scuola è agibile».
«Per adesso procederemo a recuperare l’area e a individuare i finanziamenti, il costo dell’operazione non sarà sicuramente inferiore ai due milioni di euro. Obiettivo: realizzare un edificio con 16 aule per ospitare elementari e medie, per un totale di 500 persone, più laboratori di scienze, di lingua, la palestra»."
Prendendo atto della risposta del Signor Sindaco, teniamo a precisare che:
Vengono interpretati i problemi denunciati presenti nel’attuale struttura scolastica come mera emotività e nulla piu’.
Gli aspetti di non messa in sicurezza, vedasi (funzionalità scale antincendio, palestra priva di di servizi e spogliatoi interni, porte-finestre con inferriate, infissi finestre non a norma) sono considerati come pura elencazione di norme e leggi che, qualsiasi cosa si possa dire, sono sempre leggi dello stato.
I problemi invece di essere risolti vengono fatti passare per emotività.
Viene sminuito a ‘valutazione qualitativa’ uno studio serio quale quello del ‘Rapporto Barberi’.
La pericolosità per ragioni di possibile congestione di traffico nell’area di S.Rocco, proposta come possibile per la realizzazione di una struttura in legno, anziché in cemento, non è a nostro parere maggiore dello stato di congestione che si verifica oggi presso l’attuale edificio scolastico nell’ora di entrata-uscita degli alunni.
Considerati i tempi ad oggi di realizzazione del ‘nuovo polo scolastico’ non definiti si dice nulla sui costi ulteriori di un eventuale e necessaria demolizione della struttura Asl esistente nella’area interessata al polo scolastico.
Le attese dei genitori sono volte per soluzioni piu’ congrue dei problemi esistenti.
mercoledì 17 novembre 2010
SCUOLA VECCHIA E POCO SICURA, PROTESTA DEI GENITORI
E' l'articolo del quotidiano "Il Messaggero" del 17 novembre 2010, i genitori degli alunni della scuola in Via Roma di Ripa Teatina evidenziano le loro preoccupazioni per le problematiche legate alla stabilità statica e alle norme di sicurezza dell'edificio scolastico.
Circa un anno fà, in seguito all’allagamento della scuola in via Roma di Ripa Teatina, avevamo manifestato preoccupazione per le condizioni dell’immobile scolastico danneggiato. A tal proposito, abbiamo voluto vederci chiaro e consultando le delibere di Giunta Comunale, abbiamo scoperto che per i lavori di riqualificazione e adeguamento della scuola in via Roma di Ripa Teatina, sono stati impegnati oltre novecentomila euro riconsegnando una struttura scolasticamente inadeguata, inoltre, altre spese sono state affrontate per gli adeguamenti della segreteria scolastica al convento e la ristrutturazione della scuola materna.
In alternativa a tutti questi adeguamenti si sarebbero potuti investire i soldi spesi fin ora per costruire una struttura ex novo sicuramente più funzionale, sicura ed adeguata, considerando che è già presente da più di 10 anni un progetto per realizzarlo in terreno di proprietà del comune, oppure, come suggerito dagli stessi genitori, realizzare la costruzione di una nuova struttura in legno nel vecchio campo sportivo in zona San Rocco con una spesa che si aggirerebbe sui 800-900 mila euro, anzichè spendere ulteriori soldi per l'acquisizione e demolizione della vecchia struttura ASL in C.da Feudo.
Si sta perdendo troppo tempo e troppi soldi per una questione che ha bisogno di una soluzione immediata.
Riportiamo di seguito gli articoli pubblicati sul quotidiano "Il Messaggero" del 17/11/2010:
- Scuola Vecchia e poco sicura, protesta dei genitori -
Ogni giorno alla fine delle lezioni i genitori tirano un sospiro di sollievo alla scuola di Ripa Teatina. Si vedono e si toccano con mano i pericoli della struttura che ospita circa cinquecento persone tra personale e alunni di elementari e medie. Le problematiche legate alla stabilità statica e alla sicurezza sono state elencate da un gruppo di genitori preoccupati per le condizioni dell’edificio in via Roma che appartiene agli anni ‘70 e si sviluppa su cinque piani, tre dei quali sotto il livello stradale. «Una perizia dell’Amministrazione comunale, subito dopo il terremoto del 2009 - spiegano i genitori - ha evidenziato che la struttura, nonostante non avesse riportato lesioni significative, è in grado di sostenere eventi sismici solo di natura lieve; nel Rapporto Barbieri del 2000 inoltre era stata classificata a Rischio Medio- Alto nei confronti di eventuali sisma».
Gli aspetti che violano la normativa sulla sicurezza riguardano la scala antincendio esterna, che ha lo sbocco di fronte al muro della palestra, sotto il livello stradale, il che rende la via di fuga verso un eventuale punto di raccordo ardua per i bambini. «Quando è stata posta la scala - spiegano ancora - la palestra non c’era: è stata costruita circa 3 anni fa, con 40 mila euro, senza rispettare norme e vincoli di agibilità in quanto bagni e spogliatoi si trovano da un’altra parte; l’anno scorso è stata anche luogo di un incendio». L’elenco di ciò che non va è tristemente lungo: finestre fuori norma e pericolose, per intenderci un bambino se si sporge troppo potrebbe cadere; l’accesso a ogni piano manca di porte tagliafuoco; al piano terra, dove c’è la scuola secondaria, le porte finestre restano chiuse da cancelli in ferro inibendo la fuga in caso di emergenza; le inferriate esterne sono instabili. Due dei cinque piani di questo edificio adibito a scuola l’anno scorso hanno subìto un allagamento.
«Non è dato sapere - lamentano i genitori - se la struttura sia dotata di Certificazione igienico sanitaria della Asl». L’Amministrazione tende a rassicurare, ma si sta attrezzando per acquisire una vecchia struttura di proprietà dell’Asl di Chieti, verso contrada Feudo. «Un’idea scellerata - incalza un genitore - che non si tradurrebbe nella soluzione immediata di cui abbiamo bisogno». La struttura individuata costa circa 300 mila euro, ai quali andrebbero aggiunte ingenti spese per la demolizione della stessa e per la ricostruzione. La struttura è infatti inagibile: stiamo parlando di un edifico che ha visto la luce 70 anni fa, dove sono cresciuti gli alberi dentro.
- Vogliamo una nuova struttura -
E dopo la protesta anche una proposta. «Siccome vogliamo vedere in nostri figli studiare in un luogo sicuro e agibile, adesso e non tra vent’anni, chiediamo la costruzione una nuova struttura in legno, come è stato fatto nei comuni limitrofi di Giuliano Teatino o Casalincontrada».
Il sito individuato è l’area vicino al parcheggio San Rocco, dove un vecchio campo starebbe per trasformarsi in un parcheggio con case.
Concludono i genitori: «Noi proponiamo parcheggio sotterraneo e la costruzione di due edifici scolastici sopra. Con 800-900 mila euro e l’impegno di tutti in un anno possiamo farcela».
Circa un anno fà, in seguito all’allagamento della scuola in via Roma di Ripa Teatina, avevamo manifestato preoccupazione per le condizioni dell’immobile scolastico danneggiato. A tal proposito, abbiamo voluto vederci chiaro e consultando le delibere di Giunta Comunale, abbiamo scoperto che per i lavori di riqualificazione e adeguamento della scuola in via Roma di Ripa Teatina, sono stati impegnati oltre novecentomila euro riconsegnando una struttura scolasticamente inadeguata, inoltre, altre spese sono state affrontate per gli adeguamenti della segreteria scolastica al convento e la ristrutturazione della scuola materna.
In alternativa a tutti questi adeguamenti si sarebbero potuti investire i soldi spesi fin ora per costruire una struttura ex novo sicuramente più funzionale, sicura ed adeguata, considerando che è già presente da più di 10 anni un progetto per realizzarlo in terreno di proprietà del comune, oppure, come suggerito dagli stessi genitori, realizzare la costruzione di una nuova struttura in legno nel vecchio campo sportivo in zona San Rocco con una spesa che si aggirerebbe sui 800-900 mila euro, anzichè spendere ulteriori soldi per l'acquisizione e demolizione della vecchia struttura ASL in C.da Feudo.
Si sta perdendo troppo tempo e troppi soldi per una questione che ha bisogno di una soluzione immediata.
Riportiamo di seguito gli articoli pubblicati sul quotidiano "Il Messaggero" del 17/11/2010:
- Scuola Vecchia e poco sicura, protesta dei genitori -
Ogni giorno alla fine delle lezioni i genitori tirano un sospiro di sollievo alla scuola di Ripa Teatina. Si vedono e si toccano con mano i pericoli della struttura che ospita circa cinquecento persone tra personale e alunni di elementari e medie. Le problematiche legate alla stabilità statica e alla sicurezza sono state elencate da un gruppo di genitori preoccupati per le condizioni dell’edificio in via Roma che appartiene agli anni ‘70 e si sviluppa su cinque piani, tre dei quali sotto il livello stradale. «Una perizia dell’Amministrazione comunale, subito dopo il terremoto del 2009 - spiegano i genitori - ha evidenziato che la struttura, nonostante non avesse riportato lesioni significative, è in grado di sostenere eventi sismici solo di natura lieve; nel Rapporto Barbieri del 2000 inoltre era stata classificata a Rischio Medio- Alto nei confronti di eventuali sisma».
Gli aspetti che violano la normativa sulla sicurezza riguardano la scala antincendio esterna, che ha lo sbocco di fronte al muro della palestra, sotto il livello stradale, il che rende la via di fuga verso un eventuale punto di raccordo ardua per i bambini. «Quando è stata posta la scala - spiegano ancora - la palestra non c’era: è stata costruita circa 3 anni fa, con 40 mila euro, senza rispettare norme e vincoli di agibilità in quanto bagni e spogliatoi si trovano da un’altra parte; l’anno scorso è stata anche luogo di un incendio». L’elenco di ciò che non va è tristemente lungo: finestre fuori norma e pericolose, per intenderci un bambino se si sporge troppo potrebbe cadere; l’accesso a ogni piano manca di porte tagliafuoco; al piano terra, dove c’è la scuola secondaria, le porte finestre restano chiuse da cancelli in ferro inibendo la fuga in caso di emergenza; le inferriate esterne sono instabili. Due dei cinque piani di questo edificio adibito a scuola l’anno scorso hanno subìto un allagamento.
«Non è dato sapere - lamentano i genitori - se la struttura sia dotata di Certificazione igienico sanitaria della Asl». L’Amministrazione tende a rassicurare, ma si sta attrezzando per acquisire una vecchia struttura di proprietà dell’Asl di Chieti, verso contrada Feudo. «Un’idea scellerata - incalza un genitore - che non si tradurrebbe nella soluzione immediata di cui abbiamo bisogno». La struttura individuata costa circa 300 mila euro, ai quali andrebbero aggiunte ingenti spese per la demolizione della stessa e per la ricostruzione. La struttura è infatti inagibile: stiamo parlando di un edifico che ha visto la luce 70 anni fa, dove sono cresciuti gli alberi dentro.
- Vogliamo una nuova struttura -
E dopo la protesta anche una proposta. «Siccome vogliamo vedere in nostri figli studiare in un luogo sicuro e agibile, adesso e non tra vent’anni, chiediamo la costruzione una nuova struttura in legno, come è stato fatto nei comuni limitrofi di Giuliano Teatino o Casalincontrada».
Il sito individuato è l’area vicino al parcheggio San Rocco, dove un vecchio campo starebbe per trasformarsi in un parcheggio con case.
Concludono i genitori: «Noi proponiamo parcheggio sotterraneo e la costruzione di due edifici scolastici sopra. Con 800-900 mila euro e l’impegno di tutti in un anno possiamo farcela».
sabato 6 novembre 2010
Assemblea Nazionale dei circoli PD
Auditorium Conciliazione di Roma, 6 novembre 2010
"Faremo una manifestazione nazionale contro il governo. Se siete d'accordo la faremo l'11 dicembre a Roma", dice Bersani e l'Auditorium si scioglie in un applauso: "Bene, vedo che siete d'accordo. Abbiamo a cuore tre cose: democrazia, lavoro, solidarietà. Parleremo di questo a un Paese sbandato. Stiamo facendo una grande iniziativa capillare estesa in tutto il paese. Siamo l'unica forza che può farlo".
E tra gli applausi dei Segretari, Bersani ha concluso l’Assemblea nazionale dei circoli: “Che bel Partito che siamo, siamo una gran bella squadra -ha esordito il Segretario- ed ho l’idea che questo potrà generare un cambiamento. Grazie per la partecipazione numerosa, questi sono dati che ci fanno riflettere. Quando noi dirigenti parliamo con i compagni e amici vicini alla gente comune, ne ricaviamo un di più di forza e coraggio, mentre, man mano che ci allontaniamo, un avvitamento nostro, ci fa perdere di vista l’obiettivo. Tra la tivù, i giornali e la gente si è creata una frattura, c’è un muro comunicativo che dobbiamo superare. Il senso comune si sta distaccando dalla politica e c’è un problema di sfiducia e radicalizzazione non inferiore ai primi anni novanta, descritti con uno scollamento drammatico tra gente e politica”.
“Il mio ragionamento è questo –ha detto Bersani-, quello di questi tempi, non è un passaggio da un governo all’altro, ma un passaggio di cui si parlerà nei prossimi anni. Con questa premessa: cercare di uscire dal cerchio surreale di una politica distante, in quanto noi siamo l’unico vero Partito a radicamento nazionale di questo Paese. Noi facciamo 2000 Feste l'anno. A noi la Lega e Berlusconi ci fanno un baffo! Voi –ha detto rivolgendosi ai dirigenti locali- siete stati stimolanti e interessanti e vi siete occupati del tema del Partito. Ma ancora, questo non è il Partito democratico che voglio io, lo Statuto non mi consegna ancora la forbice. Dobbiamo trovare il modo di diventare il Pd e noi lo faremo. Andiamo a vedere i dati: l’80 per cento dei Segretari provinciali è sotto i 40 anni, mi viene da dire andiamo avanti così, ma voi delle altre generazioni date una mano. Bisogna sostenere un rinnovamento che significa si il voto per quello più giovane ma anche dare una mano. Ed io farò così. Avanti la nuova generazione ma con un po’ di memoria, di esperienza, di know-how. Dobbiamo misurarci con un progetto per l’Italia. Per dare un profilo culturale al Paese e lo faremo facendo un Partito su base territoriale. Il territorio resta il luogo privilegiato dove poter selezionare la gente che è in grado di guardare gli altri all’altezza degli occhi”.
"Questo per una ragione politica –ha spiegato il Segretario-, se uno non pensa di avere qualcosa alle spalle non può fare politica. È questo il tema, noi non crediamo nel Partito personale e pensiamo che la democrazia sia questo. E sul simbolo di Partito io Bersani non ce lo scrivo, Noi abbiamo preso un’altra strada rispetto alla personalizzazione di Berlusconi, e ciò sarà un vantaggio per noi, in Europa e nel solco delle grandi democrazie occidentali. Prima di tutto questo è un passaggio di fase e non possiamo accettare altre forme di governo di questo genere anche quando Berlusconi non ci sarà più. Davanti a questo, ci deve essere il decisionismo, ma non personalismo, anche se siamo assuefatti ad una personalizzazione dei Partiti. C’è una utilizzazione della legge elettorale come una nomina e noi su questa dobbiamo mettere mano e far riflettere la nostra gente, e avere tanto popolo a cui rivolgerci. Riflettiamoci, parliamo da Segretario a Segretario, da dirigente a dirigente se necessario. Alla prima Direzione da Segretario del Pd, ho detto: non sono permaloso, ho un atteggiamento amichevole verso tutta la nostra squadra, l’unico limite è che ci sia una critica rispettosa dei membri dell’associazione. Da adesso in poi io lo pretenderò. Faccio una scommessa: noi fra non molto, saremo il primo Partito del Paese. Vi chiedo: amicizia, apertura anche con umiltà".
“Siamo ad un passaggio cruciale per la storia del Paese. Noi abbiamo un Presidente del Consiglio che non può andare alla conferenza della famiglia –ha sottolineato Bersani tra gli applausi-. Noi come Pd, stiamo parlando di coerenza politica, stiamo parlando di Art.54 della Costituzione: i cittadini cui sono affidate funzione pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore. Quindi, la correttezza politica è necessaria ma prima ancora viene quella personale, o in alternativa ci sarà una politica senza civismo: ci si dimentica che un minore è un minore e non puoi sbatterlo su una strada, non sono mica noccioline, questi, sono temi devastanti, è un aspetto drammatico, è una vergogna, non si può traccheggiare su queste cose. Il Segretario di Lussemburgo ci chiede come fate. Questi fatti ci screditano in tutti i tavoli esteri, tolgono dignità all'Italia”.
Bersani ha poi denunciato il pericolo della propaganda di Berlusconi che sta sulla faccia della soluzione e non sul problema, come ad esempio per la Campania, dove bisogna dire che c’è un ‘problema micidiale’, non piuttosto, ‘faccio un miracolo’. L’insufficienza delle soluzioni secondo questo governo è sempre colpa di qualcuno e inalberano ulteriormente le questioni. Anche nel dramma del Veneto alluvionato adesso denuncia: "il Veneto è abbandonato… ma se hai tutto tu! Un bel capolavoro ha fatto Berlusconi in questi mesi: massacrare la scuola e aumentare la spesa corrente. Se c’è una crisi, questa può far venire meno dei concetti basici di solidarietà: prima salviamo quelli e poi il resto. Anche nelle amministrazioni, se ci sono i tagli, i soldi devono andare prima ad una cooperativa di disabili ad esempio e poi al resto. Questo siamo noi, questo è il Pd. Insomma c’è ben altro da fare: Andiamo al soccorso del lavoro, dell’impresa, delle famiglie a basso reddito –ha dichiarato Bersani– perché con la crisi, abbiamo perso più degli altri, ma rimontiamo meno. L’Europa ci dice che abbiamo il debito più alto. Chi arriva dopo qua è in macello, come al solito.." ha detto ironicamente riferendosi alle due volte in cui il centrosinsitra ha vinto e ha dovuto rimettere in sesto le finanze pubbliche massacrate dalla destra.
“Il Paese sta andando alla deriva e noi diciamo: Berlusconi si dimetta, e chi l’ha criticato, stacchi la spina. Perché? Non ha curato la crisi economica, c’è crisi nella maggioranza di governo e siamo avvitati a problemi inutili. Non vogliamo ribaltoni del Paese, ma una ripartenza. Chiunque ha responsabilità e possibilità se le prenda, noi abbiamo chiarito qual è la nostra disponibilità. Noi stiamo lavorando per un progetto alternativo al centro-destra e ci stiamo muovendo sul lato dei contenuti: lavoro, legalità, regola e civismo. Ci vogliono: politiche industriali e della ricerca, lotta al precariato, fondi alla scuola e università, federalismo, insomma forze di un centrosinistra di governo. Al di là di queste mosse politiche noi abbiamo voluto questa iniziativa del 'porta a porta' che significa la presenza del Pd nei luoghi della gente, per dirgli cosa proponiamo. Una grande iniziativa capillare ed estesa in tutto il Paese. Dobbiamo avere la capacità di muoverci!”
“A Torino ho parlato partendo dal Mezzogiorno per creare una grande forza riformatrice. Ed ora devo chiedere a voi se siete d’accordo per fare l’11 dicembre a Roma una grande manifestazione nazionale”, ha chiesto il Segretario alla platea, che ha risposto con un lunghissimo applauso di consenso.
“Bene, allora è deciso così e la faremo per la democrazia e il lavoro e per dare solidarietà ad un Paese sbandato. La giornata di oggi ci dice che possiamo far vivere con orgoglio del Pd e senza il nostro progetto, altrimenti ci si tiene Berlusconi o il berlusconismo. Quindi chiediamo un rapporto amichevole alle forze politiche e anche sociali, agli associazionismi. Dobbiamo trovare una chiave di collaborazione. Basta tatticismi e autolesionismi, mettiamoci coraggio. Anche alla Lega dico basta ipocrisie, non mi si dica Roma ladrona se state con chi ha fatto a Roma le leggi per le cricche. Non mi si dica federalismo o autonomie, fanno da badante a Berlusconi per prendersi l’eredità sono il sottovaso di Berlusconi e aspettano”.
“Chiudo dicendo che abbiamo una certa idea di Partito e di come dovremmo costruirlo. Questa è una grande occasione di crescita del Pd. Noi non accettiamo di raccontare favole agli italiani, politica significa avere un progetto alternativo, perché corre l’idea che chi fa politica è uguale. Invece la differenza c’è e noi la dobbiamo considerare. Chi dice che non c’è differenza tra noi e il PDL tira acqua a Berlusconi. Impegniamoci tutti perché il futuro è cruciale e non intendo giocarmelo tra quattro mura: mettiamoci fiducia e ottimismo si capirà che siamo preoccupati dell’Italia e vogliamo dare un cambiamento vero al Paese”.
Etichette:
Nazionale
mercoledì 3 novembre 2010
Federalismo e legge finanziaria
Viviamo ormai in una gravissima crisi politica, economica e morale che impone a tutti noi uno scatto d’orgoglio e responsabilità verso il paese e i cittadini tutti.
Siamo impegnati su tutti i fronti per rilanciare la presenza del partito sul territorio e per far conoscere le nostre proposte su tutte le questioni che interessano la vita dei cittadini e delle imprese.
Già da adesso le Amministrazioni locali si trovano a fronteggiare una politica del
Governo sulle Autonomie locali fatta esclusivamente di tagli ai trasferimenti che
renderanno impossibile la chiusura dei bilanci per il 2011.
Ciò imporrà agli Amministratori tagli pesanti nel trasporto pubblico locale, nei servizi di assistenza alle persone, in quelli dell’istruzione, degli i asili nido, negli investimenti ecc..., con gravissime ripercussioni sul livello di prestazioni che subiranno un drastico ridimensionamento e sull’economia dei territori.
Tutto questo avviene mentre il Governo continua a praticare un “federalismo delle
chiacchiere” e ad essere sempre più schiava delle posizioni della Lega.
All’Assemblea Nazionale di Busto Arsizio è stato approvato un importantissimo
documento che contiene le proposte del partito “ PER UNA PROFONDA RIFORMA DELLO
STATO E DELLE AUTONOMIE” con l’indicazione di dieci idee sulle risorse, sul
federalismo e sul riordino dei poteri istituzionali a livello locale.
Il testo del documento "PER UNA PROFONDA RIFORMA DELLO STATO E DELLE AUTONOMIE"
domenica 26 settembre 2010
NO A "CASELLI" E "PETROLIO"

CASELLI - Dopo la bocciatura da parte del Tar grazie al ricorso della Provincia di Roma, ecco la notizia della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della gara d’appalto dell’Anas per la realizzazione dei caselli per la riscossione dei pedaggi anche sull’Asse attrezzato Pescara-Chieti. L’annuncio da parte dell’Anas ci dà la certezza che il governo di centrodestra non si ferma neanche davanti alle sentenze dei tribunali e i furbetti del Pdl ci riprovano a imporre agli abruzzesi la tassa più pesante degli ultimi venti anni per fare cassa sulla pelle dei pendolari.
PETROLIO - Obiettivo 40 mila firme da raccogliere contro la petrolizzazione dell’Abruzzo a sostegno della proposta di legge del PD regionale che consentirebbe ogni forma di resistenza dinanzi alla Corte Costituzionale a cui si è già rivolto il Governo di Roma per consentire le coltivazioni e le trivellazioni petrolifere da parte delle compagnie multinazionali, sia a terra che in mare.
Il governatore Gianni Chiodi ha adottato scelte che non stabiliscono alcun divieto contro la petrolizzazione. Non siamo il partito del “no” ma di certo siamo il partito della ragione, che riflette sui rischi incalcolabili in caso di un disastro dalle proporzioni simili a quello avvenuto in Luisiana.
A tal proposito, nella mattinata di domenica 26 settembre 2010, il Circolo PD di Ripa Teatina si è mobilitato organizzando un banchetto informativo nel centro cittadino che ha fruttato una raccolta di 200 firme per dire "NO" all'Asse Attrezzato a pagamento e "NO" alla petrolizzazione dell'Abruzzo.
giovedì 15 luglio 2010
Da "MISSIONE COMPIUTA" a "MISSIONE IMPOSSIBILE"
OVVERO, PROVE TECNICHE DI PROPAGANDA ELETTORALE
Da un articolo titolato “L’Ospedale sarà una scuola” riportato sul quotidiano Il Centro del 07/06/2010 si apprende dell’intenzione da parte dell’Amministrazione Comunale di Ripa Teatina di chiedere alla Regione la disponibilità del sito dove sorge attualmente la struttura dell’ospedale, per far partire il progetto del polo scolastico che comprenda materna, elementari e medie.
Si chiude così un ciclo di campagne elettorali durato 40 anni svolte all’insegna di una residenza sanitaria assistita per aprirne un’altra ai prossimi anni a venire sulla costruzione di un polo scolastico.
Ma dov’è finita la realizzazione della struttura ASL con 26 posti letto?
Era il 2003, primo anno del primo mandato dell’Amministrazione Petrucci/Rucci, Ripa Teatina tappezzata di manifesti che titolavano “MISSIONE COMPIUTA” e poi “la Ditta esecutrice è impegnata da contratto alla riconsegna dei lavori entro 12 mesi”.
Data per certa la sua realizzazione, una volta operativa avrebbe offerto notevoli vantaggi in termini di servizi e di occupazione.
Allora dicevano: Viene così risolto un problema carico d’anni e di parole, ma povero di fatti.
Visto che i fatti di allora non si sono concretizzati, aprendosi nuove frontiere viene da chiedersi:
E tutti i soldi già spesi su questa struttura?
E tutti i soldi già spesi sulla scuola in via Roma?
E tutti i soldi già spesi per gli adeguamenti della segreteria al convento?
E tutti i soldi già spesi per la scuola materna?
Perché spendere altri soldi quando per le strutture scolastiche attuali ne sono già stati spesi troppi?
E poi perché pensare adesso alla realizzazione di un polo scolastico, quando è già presente da più di 10 anni un progetto per realizzarlo in terreno di proprietà del comune?
Si sono fatte tante e troppe speculazioni sull’edificio dell’Ospedale, è il caso di dire basta e fare veramente qualcosa di concreto.
giovedì 1 luglio 2010
LA VERITA' SULLA PROVINCIA DI CHIETI
- STRADE ABBANDONATE;
- TURISMO E CULTURA: NESSUN PROGETTO
- SOCIALE: FONDI INSUFFICIENTI
- NESSUN PROGETTO EUROPEO
- NOMINA DIRETTORE GENERALE: STIPENDIO PARI A €120.000,00 ANNUI
- NESSUNA POSSIBILITA' DI PARLARE CON IL PRESIDENTE DI GIUSEPPANTONIO
- ASSESSORI ASSENTI
RISULTATO: UN ANNO PERSO
NE PARLEREMO LUNEDI' 5 LUGLIO 2010 ALLE ORE 21,00 PRESSO IL CIRCOLO PD DI RIPA TEATINA IN VIA N.MARCONE 23
INTERVERRANNO:
ANGELO RADICA (CONSIGLIERE PD PROVINCIA DI CHIETI)
CAMILLO DI GIUSEPPE (SEGRETARIO PD PROVINCIA DI CHIETI)
"Campagna promossa dal Gruppo Partito Democratico Provincia di Chieti"
Iscriviti a:
Post (Atom)












